giovedì 10 agosto 2017

Di Battista lancia un appello agli italiani: “Dateci una mano, da soli non ce la facciamo”


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L’immenso guerriero Alessandro Di Battista rivolge un appello agli attivisti del M5S ma anche a tutti gli italiani. Ecco il testo:

IO DI PIU’ NON POSSO FARE…
Venerdì mi rimetterò in viaggio.. Per l’amor di Dio, i sacrifici, quelli veri, li fanno gli operai dell’ILVA tuttavia, credetemi, stiamo dando il massimo. Sono 4 anni che giro l’Italia tutti i fine settimana. Battagliamo in aula, ci sbattono fuori coloro che salvano i condannati e poi andiamo in piazza. Sempre. Andiamo anche in TV e spesso non è facile, subiamo “interrogatori” più che interviste (ci sta bene a patto che lo stesso trattamento venga riservato anche ai Renzi, alle Boschi etc, etc) e quasi mai c’è il tempo per sfatare le balle che raccontano su di noi. L’ultima stronzata colossale è sul “M5S responsabile dell’epidemia di morbillo”. L’hanno scritta e per sostenerla i “giornaloni” pubblicano persino una battuta di Grillo sulla difterite fatta in uno show del 1998. Io ero al liceo e il M5S sarebbe nato addirittura 11 anni dopo! La piazza a questo serve, a riunirci, toccarci, guardarci negli occhi ed avere tempo per parlarci. Serve a creare un Popolo sovrano che non si beve le balle dei TG, che si informa autonomamente e che partecipa. E serve a coltivare la memoria.
Il M5S è una forza che vuole rivoluzionare questo sistema, un sistema marcio, ipocrita. In questo Paese fatto al contrario la destra ha creato Equitalia e la sinistra ha abolito l’articolo 18 e ha massacrato i lavoratori. Qualsiasi cosa abbia toccato questa classe politica di “esperti” l’ha distrutta. La scuola, le piccole e medie imprese, la sanità, Alitalia, MPS. Viviamo in un paradosso continuo. I partiti attaccano il M5S sulla sua democrazia interna ma sono gli stessi partiti che hanno scritto e votato due leggi elettorali incostituzionali di fila. Ma vi rendete conto o no? L’attuale Parlamento è stato votato con una legge elettorale illegale e, per far fronte a questo scandalo, il PD è intervenuto e ha approvato l’Italicum, altra legge elettorale incostituzionale. Risultato? Oggi il Popolo italiano non ha a disposizione lo strumento principale per esprimersi. Cosa significa Democrazia allora? Anni fa leggevo La Repubblica, ce la menava ogni giorno con la storia del conflitto di interessi di Berlusconi. Poi va al governo il PD, il conflitto di interessi non viene risolto al contrario il tema sparisce dalle pagine de La Repubblica. Gli arresti dei sindaci del PD non fanno più notizia, sono diventati prassi. I partiti dicono che non ci sono soldi per contrastare la povertà con il reddito di cittadinanza ma poi trovano 20 miliardi di euro in 24 ore per salvare i conti delle loro banche da loro stessi prosciugati.
Questo è il quadro. Io ho dato il massimo in questi 4 anni. Di più non posso fare. Posso provare a fare meglio ma di più no. Ci siamo messi di traverso ad un sistema consapevoli che il sistema si sarebbe difeso. I partiti utilizzano i loro media per bastonarci, infangarci e mentire. Cercano di spaventare perché sono terribilmente spaventati. Sanno che gli aboliremo ogni forma di finanziamento pubblico, sanno che faremo una vera legge anti-corruzione, sanno che cacceremo dalla RAI i partiti, sanno che gli dimezzeremo gli stipendi e cancelleremo i vitalizi. Per loro distruggere il M5S è una questione di sopravvivenza. Noi da soli non ce la facciamo, dovete venire con noi, impegnarvi, partecipare. Altrimenti è finita. Proveranno a fare una legge elettorale per impedire al M5S di governare. Vogliono la palude per avere la “scusa” per inciuciare ancora e magari chiedere a Draghi di fare il Presidente del Consiglio. Perché il loro obiettivo è far gestire le Istituzioni non dai cittadini ma dalle banche d’affari.
Un politico tradizionale va in piazza e dice: “votatemi e vi prometto che…”. Noi vi diciamo dateci una mano, perché da soli non ce la facciamo. A riveder le stelle!”

ROMA, GESTO SENZA PRECEDENTI: I COSTI DELLA POLITICA CROLLANO DELL’84%


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E’ quanto emerge dall’andamento dei costi dell’assemblea capitolina descritto dal presidente dell’Aula De Vito: le spese di questi 12 mesi a 5 stelle sono passate dai 7 milioni del primo anno Alemanno e i 4 di Marino a poco più di un milione di euro

Se il primo anno dell’amministrazione Alemanno è costato quasi 7 milioni di euro e oltre 4 quello con Marino, la Roma di Virginia Raggi passa all’1,1. Tutti costi dell’assemblea capitolina che sono stati descritti dal presidente dell’Aula Giulio Cesare Marcello De Vito: le spese di questi 12 mesi con i 5 Stelle al Campidoglio sono costati l’84% in meno del primo anno Alemanno e il 72,9% in meno rispetto al primo anno Marino. L’amministrazione, ha annunciato l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, sta inoltre studiando la possibilità di introdurre una moneta complementare all’euro a Roma per “costruire un circuito parallelo che possa favorire l’economia”.

“Mentre il MoVimento 5 Stelle non impegna fondi per le spese postali e per quelle di editoria, nonostante il già diffuso utilizzo delle nuove tecnologie, con l’amministrazione Marino tre anni fa queste spese superavano rispettivamente i 3.500 euro e i 18mila euro – scrive sul blog di Beppe Grillo il M5S Roma -. Nel 2008 con Alemanno il Comune spendeva ben 23.641,20 euro per la posta e quasi 50mila euro per l’editoria. L’analisi dei dati diventa quasi sconcertante sulle spese di cancelleria: rispetto a nove anni fa il MoVimento 5 Stelle spende circa 117.000 euro in meno per la cancelleria e 57.000 euro in meno per gli altri materiali“, aggiungono i Cinquestelle di Roma.

Nel dettaglio, prosegue M5s, “il totale delle spese dei Gruppi Capitolini per l’acquisto di beni e consumi e per le prestazioni di servizi arriva a oltre 220.000 euro con Alemanno e a oltre 230.000 euro con Marino a fronte dei 90.000 euro spesi invece dal 1 luglio 2016 al 30 giugno 2017″. Per quanto riguarda invece le spese del personale per lavoro straordinario “le due amministrazioni precedenti non si fanno bastare il fondo ordinario che utilizzano per un importo rispettivamente pari a 1.080.177,15 euro e 866.978,93 euro, prelevando anche dal fondo straordinario Roma Capitale da cui si attingono 84.911,75 euro con Alemanno e ben 448.771,85 euro con Marino”. E, sottolinea ancora M5s, “l’ufficio dell’Assemblea Capitolina, durante il primo anno di consiliatura 5 Stelle, non tocca il fondo straordinario e spende per gli straordinari meno della metà rispetto alle amministrazioni precedenti“.

“Le spese per contratti di consulenza, per le prestazionilavorative esterne e per la realizzazione di progetti di varia natura passano da 43mila euro durante il primo anno di mandato di Alemanno, a 426.963 euro con Marino, al – scrivono – totale abbattimento sotto la Presidenza di Marcello De Vito”. Tagli anche sul numero di personale “in posizione di comando da altra amministrazione: 716.746,00 euro nel primo anno Alemanno, 1.142.469,00 euro durante il primo anno Marino e appena 242.929,00 euro ora grazie a una disposizione dell’Ufficio di Presidenza che in questo primo anno ha ridotto il numero degli incarichi a 13, esattamente venti persone in meno rispetto al 2014: un solo comando per gruppo consiliare e per i membri dello stesso Ufficio di Presidenza“.


FONTE:https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/14/roma-m5s-nel-primo-anno-lamministrazione-e-costata-84-di-alemanno-e-72-di-marino/3730751/

Un episodio incredibile. Crozza ha dato spazio a questa vergognosa denuncia dei 5 Stelle! Guardate cos'ha fatto in diretta tv


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Non è uno scherzo. Pietro Ciucci, presidente di Anas, ha deciso di licenziare Pietro Ciucci direttore generale di Anas. Avete capito bene. Lo ha fatto con una lettera e senza preavviso. Così al Ciucci licenziato da Ciucci spetta anche una ricca buonuscita da 1 milione 825.745,53 euro. Ciucci, che oltre ad essere pensionato, dopo il licenziamento resta presidente e amministratore di Anas, ha licenziato

 se stesso firmando alcune carte che gli hanno regalato una robusta integrazione della buonuscita. Anas è una società pubblica.

Succede tutto nell’estate 2013 quando Ciucci decide di lasciare la direzione. Ma non si dimette, si autolicenzia. La differenza tra le due scelte fa circa 780mila euro. Perché se Ciucci si fosse semplicemente dimesso non avrebbe preso anche l’indennità di “mancato preavviso”. Che invece gli spetta autolicenziandosi.

Non è finita. Il calcolo della buonuscita elaborato dagli uffici dell’Anas tiene conto dell’indennità di mancato preavviso e anche di quella spettante “in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro”. Ovvero si è licenziato senza avvertirsi prima ma era allo stesso tempo d’accordo sul licenziarsi.

Crozza ha denunciato tutto questo nel corso della sua trasmissione “Crozza nel Paese delle meraviglie”. Ma anche il Movimento 5 Stelle lo denuncia da tempo. La deputata M5S Donatella Agostinelli ha infatti tenuto in aula un’interpellanza proprio per esporre il caso in questione.

FOTTEVA SOLDI ALLA REGIONE PER PAGARE LA DONNA DELLE PULIZIE: QUESTA GENTAGLIA NON CONOSCE LA VERGOGNA


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Rosetta D’Amelio, attuale presidente Pd del Consiglio regionale della Campania, usava soldi del gruppo per stipendiare la sua colf in una casa a Lioni, in provincia di Avellino. Le fatture e le giustificazioni esibite da Rosetta D’ Amelio – come illustra Il Giornale –  non sono state però

 sufficienti a evitarle la condanna della Corte dei Conti per un danno erariale complessivo di 20mila euro (la collaboratrice domestica è costata invece 4.200 euro).

La politica aveva detto ai giudici contabili che in quell’appartamento fosse stata allestita la sua segreteria politica e che quindi fosse autorizzata a utilizzare il budget istituzionale per le necessità correnti dell’ alloggio. Ma non lo ha dimostrato. Dunque, dovrà rimborsare quanto illegittimamente percepito. E con lei la quasi totalità dei componenti della scorsa legislatura. In totale 56 consiglieri che hanno provocato un buco di bilancio di oltre un milione di euro per la sola annualità 2011.

E BRAVA SERRACCHIANI: 12 VIAGGI IN UN MESE A SPESE NOSTRE PER FARE PROPAGANDA A RENZI ED AL PD. LEGGI COME PASSA IL TEMPO LA “SEDICENTE” GOVERNATRICE DEL FRIULI


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Serracchiani assenteista, 12 viaggi in un mese
La governatrice è proconsole di Pd e Renzi fuori regione

Friuli-Venezia Giulia, questo sconosciuto. Più che governatore della Regione, Debora Serracchiani sembra un proconsole del Pd e di Matteo Renzi, fuori regione.

E pensare che nel 2012 gli consigliò di rimanere a fare il sindaco di Firenze. Come cambiano le cose…

A Trieste la vedono poco seduta sulla poltrona del suo ufficio. E quando è a palazzo della Regione, in piazza Unità d’Italia, ci si blinda dentro. I documenti sono top secret e i giornalisti non schierati, sgraditi. A giugno il consiglio regionale tolse dalla mazzetta dei quotidiani per la sala stampa, Il Giornale e Libero . Ma guarda un po’. L’unica informazione che la zarina friulana tollera è quella del Messaggero Veneto (gruppo Espresso ), giusto perché può controllarla lei direttamente.

Ricoprendo anche l’incarico di vicesegretario del Pd sta fissa a Roma, dove peraltro ha vissuto 25 anni. O per andare a Palazzo Chigi a parlare col suo gran guru, o in largo del Nazareno, la sua vera casa. Oppure nei talk-show per ripetere a pappagallo la lezioncina di Renzi, pontificando e osannando le eroiche gesta del suo partito e del suo capo. I cittadini si lamentano: «Non è mai qui a lavoro, cosa sta facendo per il Friuli?». Eppure ai friulani piace molto – specialmente alle donne – sebbene nel 2013 abbia vinto sui berlusconiani per meno di duemila voti.

La sua è proprio una vitaccia: in perenne campagna elettorale per il Pd, sempre in giro per l’Italia. Ad esempio sarà lei a coordinare, oggi al festival dell’ Unità di Milano, il “Seminario sul Sud”: «Il Sud è centrale per l’Italia», dice il governatore del Friuli, che gioca a fare più il vicepremier che il governatore. Rimasta in quota Franceschini finché le è servito, poi bersaniana convinta, Debora è passata con Renzi quando ha visto che il carro del vincitore era cambiato. La giovane – viene da chiamarla così a dispetto dei suoi 45 anni per il viso a palla e la frangetta – è considerata da alcuni membri del suo partito una molto di sinistra, travestita da renziana solo per convenienza.

È il favoloso mondo di Amélie Poulain -Serracchiani, beniamina di Repubblica e collaboratrice del Fatto quotidiano . Nel 2014 è stata assente a 11 sedute del consiglio regionale su 26. Quest’anno è stata più attenta e ha cercato di lasciare meno vuota la sua sedia in consiglio. Nel 2015, infatti, ha talvolta raggiunto vette di partecipazione alle sedute del 67 per cento, l’anno scorso di appena il 33. Malgrado questo non si è fatta mancare, anche nel 2015, una sfilza di missioni fuori regione. Tutte per il Pd, naturalmente. In occasione delle amministrative di maggio ha visitato ben dodici città in un mese, facendosi le campagne elettorali a sostegno di tutti i sindaci che ha potuto. Tour de force che gli è valso l’appellativo di Serracchiani on the road . Il 2 maggio era contemporaneamente a Saronno, Mantova e Parabiago. Perché wonder woman Serracchiani ha anche il dono dell’ubiquità. L’8 maggio si è fatta in un solo giorno Bressanone, Bolzano, Pergine Valsugana, Laives e Trento. Il 16 maggio il Serracchiani worldtour si è spostato al centro: Pistoia, Santa Maria a Monte, Massa e La Spezia. Sempre tutto in un giorno. «E meno male che si vota solo una volta all’anno», dicono da Forza Italia Trieste.

A tutto questo gran da fare per il Pd, si aggiungono come avanzatempo alcuni lavoretti che, povera lei, deve assolvere dentro i confini regionali. In verità responsabilità non da poco, visto che ha assunto sotto il suo controllo tre delicatissimi commissariamenti: la terza corsia Venezia-Trieste, la Ferriera di Servola e tutto il dissesto idrogeologico. Come farà a trovare il tempo per far tutto questa enfant prodige della politica italiana? Ma lei è wonder woman Serracchiani, quella che tutto può. Almeno finché le serve.

LA BOLDRINI AL MARE? IN UNA SPIAGGIA RISERVATA CON GUARDIE E SENZA VU-CUMPRA’: INDOVINA CHI PAGA IL CONTO


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Un anticipo di tintarella prima delle ferie agostane. Secondo quanto riportato dal Tempo, alla fine di maggio Laura Boldrini avrebbe goduto del sole e della spiaggia esclusive di Castelporziano, la risevatissima tenuta estiva appannaggio del Quirinale. Sarebbe stata confermata, scrive il quotidiano

 romano, la disposizione impartita a suo tempo dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che assegnò una parte dell’arenile alla Presidenta della Camera.

La spiaggia quirinalizia sul litorale di Ostia, ovviamente, è off limits per i comuni mortali: possono accedervi solo il presidente, i suoi famigliari, figli e nipoti, il segretario generale del Colle, i dirigenti e i funzionari. In fondo, ben separati, gli abitanti di Castelporziano. Alla Boldrini è stata dedicata un’area ad hoc, con tanto di scorta di Corazzieri a cavallo in tenuta estiva. Il tutto, ovviamente, a spese dei contribuenti. Perlomeno, sottolinea il Tempo, il presidente del Senato Piero Grasso si è astenuto dal privilegio.


mercoledì 9 agosto 2017

FOTTUTO MARCHIONNE! NEGLI USA IL SINDACATO E’ SERIO: ECCO QUANTO GUADAGNANO GLI OPERAI GRAZIE AD UN NUOVO ACCORDO, STRAPPATO A POCHI MINUTI DALL’INIZIO DI UNO SCIOPERO VERO E TOTALE


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IL SINDACATO AMERICANO CE L’HA DURO – LA POTENTE UAW STRAPPA A MARPIONNE UN AUMENTO DELLA PAGA ORARIA PER GLI OPERAI GIOVANI DA 25 A 29 DOLLARI L’ORA – L’ACCORDO ARRIVATO 18 MINUTI PRIMA CHE SCATTASSE LO

 SCIOPERO – LA FIOM ROSICA: “FATECI VOTARE GLI ACCORDI COME IN AMERICA”

Adesso, entro la fine della prossima settimana, i 40 mila dipendenti Usa di Fca dovranno di nuovo esprimersi sulla bozza di accordo con l’azienda. Se dovessero bocciarla ancora una volta si aprirebbe una crisi senza precedenti al vertice del sindacato. A Detroit non si sciopera dal 2007…

Paolo Griseri per “la Repubblica”

 L’accordo è arrivato alle 23,41 di ieri notte in America, 18 minuti prima della scadenza dell’ultimatum che avrebbe fatto scattare il primo sciopero a Detroit dal 2007. E’ un secondo tentativo di intesa quello raggiunto dai vertici di Fca e da Dennis Williams, numero uno del sindacato Uaw. La sua prima trattativa con Sergio Marchionne che aveva prodotto il primo tentativo di accordo due settimane fa, si era conclusa con la bocciatura nelle fabbriche: due lavoratori Chrysler su tre avevano detto no a un’intesa giudicata troppo favorevole all’azienda perché non eliminava la differenza tra le paghe dei nuovi assunti e qulle dei lavoratori senior.

 Con la minaccia di sciopero in tasca Uaw è tornato a trattare e ieri ha raggiunto una nuova ipotesi di accordo. Che, secondo le indiscrezioni, avrebbe alzato da 25 a 29 dollari l’ora la paga massima che verrebbe corrisposta ai nuovi assunti in modo da portali, nell’arco di otto anni, allo stesso livello di salario dei lavoratori più anziani.

E’ questo aumento che in una nota Dennis Williams ha definito un «significativo miglioramento » rispetto alla precedente ipotesi di accordo. Questa mattina i 200 dirigenti del sindacato si riuniranno in una sala dell’hotel Marriott al Reinassence Center di Detroit e decideranno se davvero il nuovo testo è migliorativo del precedente.

Ma non è il loro giudizio quello che conta davvero: due settimane fa i dirigenti avevano approvato anche il precedente accordo poi sonoramente bocciato dai loro iscritti. Entro la fine della prossima settimana infatti si terrà un nuovo referendum tra i 40.000 iscritti Uaw negli stabilimenti Chrysler.

Se diranno sì, l’accordo diventerà operativo. Se prevalesse nuovamente il «no» si aprirebbe un serio problema di leadership nel sindacato, ormai rappresentato da un vertice che non gode del sostegno della base. Molto dipenderà dalla campagna elettorale che partirà nelle prossime ore sui social network. In occasione del precedente referendum i tweet contrari all’intesa erano prevalenti.

 «Fateci votare gli accordi come accade in America» gridavano ieri sera i militanti della Fiom riuniti di fronte al museo Ferrari di Modena ad attendere John Elkann, Sergio Marchionne e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’occasione era la cena della banca d’affari Bdt, club esclusivo per le famiglie più ricche d’Europa. La contestazione era rivolta ai vertici Fca accusati di discriminare nelle trattative i metalmeccanici della Cgil e a Renzi per le leggi sul lavoro e «l’asse tra governo e imprenditori».

 Al termine della cena, la riunione si è trasferita da Modena a Maranello dove questa mattina si svolgeranno i lavori della conferenza. L’incontro si svolge nella sede del Cavallino nelle ore che potrebbero precedere l’annuncio del filing in vista della quotazione alla Borsa di Wall Street con le vendita del primo pacchetto del 10 per cento di Ferrari.

Secondo indiscrezioni l’annuncio del prezzo (compreso tra 9 e 11 miliardi di euro) potrebbe arrivare questa sera a borse chiuse.

FIORELLA MANNOIA SFANCULA DOVEROSAMENTE POLETTI IL PARASSITA. QUELLO CHE CONSIGLIA AI DISOCCUPATI… DI LAVORARE GRATIS


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Fiorella Mannoia Vs Giuliano Poletti: “A fare volontariato vacci tu, il lavoro si paga”

A fare volontariato vacci tu, il lavoro si paga. A Fiorella Mannoia proprio non piace l’idea lanciata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti di far lavorare gli studenti durante le vacanze scolastiche. “La gente lavora tutta la vita, se ha la fortuna di trovarne uno, va in pensione a 67 anni che sono parenti prossimi di 70 e se è fortunato avrà una pensione da fame dopo aver speso tutto il tempo di una vita a pagare mutui, rate, bollette, tasse”, scrive su Facebook la cantante riprendendo le dichiarazioni del ministro del Lavoro a SkyTg24

“Ora – continua Fiorella Mannoia – volete rubare anche il tempo dell’adolescenza. Ma andate a lavorare voi che da una vita vivete con lauti stipendi pagati da noi. Andateci voi a fare volontariato. Il lavoro si paga!“.


FONTE

http://www.huffingtonpost.it/2015/04/14/mannoia-poletti_n_7064126.html?utm_hp_ref=italy

‘LE AGENZIE DI RATING HANNO TRUCCATO I DATI PER AFFONDARE L’ITALIA’: UN PM CHIEDE LA CONDANNA PER MARIO MONTI


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VOI STANDARD, NOI POOR’S – ”LE AGENZIE DI RATING HANNO TRUCCATO I DATI PER AFFONDARE L’ITALIA”. A PIÙ DI CINQUE ANNI DA QUEL 2011 DOVE LO SPREAD SI È

 MANGIATO IL GOVERNO BERLUSCONI E L’ECONOMIA ITALIANA, IL PM CHIEDE LA CONDANNA PER STANDARD & POOR’S – BRUNETTA: ”FU UN COMPLOTTO ORDITO DA OLIGARCHIE, TROIKA, BANCHE DI AFFARI E MASSONERIE INTERNAZIONALI”



Gian Maria De Francesco per ”il Giornale”

Nel 2011 l’ Italia «stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei», ma da parte di Standard & Poor’ s c’ è stata «la menzogna, la falsificazione dell’ informazione fornita ai risparmiatori», mettendo così «in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l’ Italia».

Le parole, pronunciate ieri dal pm di Trani, Michele Ruggiero, durante la requisitoria del processo per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager dell’ agenzia di rating statunitense, confermano quanto emerso dal quadro probatorio: il downgrading del nostro Paese tra maggio 2011 e gennaio 2012 mancava di giustificazioni macroeconomiche e aveva in sé ragioni speculative e forse anche politiche.

Per questo motivo il pubblico ministero alla fine della requisitoria ha chiesto la condanna a due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all’ epoca presidente mondiale di S&P, e a tre anni di reclusione ciascuno e 500mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l’ Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società di valutazione è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro.

Insomma, mentre il quarto governo Berlusconi viveva la sua fase più angosciosa sotto la spinta della crisi da spread, l’ agenzia di rating non avrebbe ottemperato agli obblighi di veridicità delle informazioni fornite. I report sotto accusa sono quattro, l’ ultimo dei quali è il declassamento del rating dell’ Italia di due gradini (da A a BBB+) del 13 gennaio 2012. Il confronto tra 2010 e 2011 citato Ruggiero, che ha parlato per cinque ore, attiene al fatto che il contratto tra il Tesoro e l’ agenzia di rating, durato 17 anni, cessò nel 2010 «ed è dal 2011 – ha sostenuto il magistrato – che si registrano bocciature dell’ Italia da parte dell’ agenzia» adducendo così un «movente ritorsivo» per il delitto contestato.

Il pm ha poi fatto riferimento alla testimonianza del direttore del Debito pubblico presso il Tesoro, Maria Cannata, secondo cui S&P «avrebbe sempre enfatizzato aspetti critici rispetto all’ Italia» e che parlare con i suoi analisti era come «parlare al vento». Ruggiero ha citato come «bazooka fumante» due intercettazioni.

La prima è la telefonata del 3 agosto 2011 tra l’ ex manager S&P Maria Pierdicchi col presidente Sharma in cui si faceva riferimento al fatto che «serve più personale senior che si occupi dell’ Italia», dunque ammettendo l’ impreparazione del team di valutazione. La seconda è una mail dell’ ex responsabile corporate rating Renato Panichi nella quale si sottolineava come la valutazione del sistema bancario al momento del taglio del rating fosse «esattamente contraria alla situazione reale».



«Molti indizi raccolti fanno più di una prova sul complotto ordito da oligarchie, troika, banche di affari e massonerie internazionali, per abbattere e sostituire con un loro fiduciario, un governo democraticamente eletto, quello presieduto da Silvio Berlusconi», ha commentato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, parlando di «un vero e proprio colpo di Stato» e invocando ancora una commissione d’ inchiesta parlamentare. «Le agenzie di rating sono state gli esecutori di un complotto che però ha mandanti politici», ha chiosato la deputata azzurra Elvira Savino. S&P ha ribadito che «le accuse non sono suffragate da prove degne».

ELEZIONI? IL VECCHIO TRADITORE PARALITICO PRETENDE DI DECIDERE ANCORA! ECCO COSA SI E’ PERMESSO DI DIRE IL TRADITORE DEGLI ITALIANI


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Renzi accelera sulla legge elettorale per andare al voto. Ma Re Giorgio frena: “In Italia c’è un abuso delle elezioni anticipate”. E avverte: “Per togliere fiducia deve accadere qualcosa…”

Giorgio Napolitano farebbe di tutto pur di non far votare gli italiani.

“Nei paesi civili si va alle elezioni a scadenza naturale e da noi manca ancora un anno. In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate”, ha detto l’ex presidente della Repubblica conversando con i cronisti in Senato. “Bisognerebbe tornare a votare a scadenza naturale – ha aggiunto il senatore a vita – o se mancano le condizioni per continuare ad andare avanti”.

La Camera inizierà l’esame della legge elettorale il 27 febbraio, previa conclusione dei lavori in commissione Affari costituzionali. A stabilirlo, al termine di una seduta durata due ore, è stata la riunione dei capigruppo di Montecitorio che ha trovato l’asse di Movimento 5 Stelle, Pd, Lega e Fratelli D’Italia. Si è schierata, invece, contro Forza Italia. “Renzi – accusa il presidente dei deputati azzurri, Renato Brunetta – vuole le elezioni e sta forzando in tutti i modi, violentando ancora una volta il Parlamento”. Renzi dovrà, però, fare i conti con Napolitano che vorrebbe portare la legislatura fino al termine del mandato. Conversando con i giornalisti, l’ex capo dello Stato ha, infatti, detto che “in Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate“. Poi ha avvertito: “Per togliere la fiducia a un governo deve accadere qualcosa, non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno…”.

Tra i big dem è in corso un giro di incontri e di telefonate per delineare il percorso della legge elettorale e andare al voto a giugno. “Matteo Renzi ha sentito tra ieri e questa mattina, tra gli altri, Orlando e Franceschini – riferiscono fonti parlamentari piddì – la strada tracciata, con l’ok di ieri della conferenza dei capigruppo alla Camera, è quella di contingentare i tempi per modificare il sistema di voto e arrivare alle urne”. Si studia come estendere l’Italicum al Senato, i tecnici sono al lavoro sul nodo del premio di maggioranza ma le anime del Pd (al di fuori della minoranza) stanno convergendo, viene riferito, sulla posizione del segretario dem. Al Senato si dovrebbe anche riaprire la partita sulla presidenza della Commissione affari Costituzionali che potrebbe andare ad un renziano. Intanto cambia pelle anche il comitato “Basta un sì” che ha supportato la campagna del referendum. Ora si chiama “In cammino”. Un segnale che, come fanno notare fonti parlamentari dem, il percorso di Renzi verso il voto anticipato è già iniziato.


FONTE

IL GIORNALE

RIPULISCE LA SPIAGGIA DAI RIFIUTI DEI MALEDUCATI, MULTATA DALLA POLIZIA MUNICIPALE: LA MOTIVAZIONE? FOLLE


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di Francesca Mulas per sardiniapost.it

Raccogliere i rifiuti lasciati da bagnanti maleducati in spiaggia può costare caro agli amanti dell’ambiente: ne sa qualcosa Ilaria Montis, cagliaritana di 35 anni protagonista di una vicenda che ha del surreale.

Qualche giorno fa, mentre gettava a Cagliari bottiglie e altri oggetti in plastica “dimenticati” a Piscinas, è stata bloccata da una solerte squadra di poliziotti che le ha verbalizzato una multa di 167 euro. Il motivo? “Non residente a Cagliari, conferiva all’interno dei cassonetti stradali buste contenenti rifiuti”.

La Montis, archeologa con un contratto di ricerca all’Università di Cagliari e una grande passione per i temi dell’ambiente e della pace, è stata fermata a Cagliari davanti a un cassonetto in viale Poetto: colta sul fatto mentre gettava la spazzatura proveniente da lontano, un reato su cui evidentemente la Polizia municipale di Cagliari non transige.

“Domenica sera con un amico ci siamo fermati a fare un tuffo a Piscinas, andando via abbiamo deciso di pulire un po’ la spiaggia, cosa che mi capita di fare spesso, e abbiamo riempito un’intera cassetta di rifiuti vari tra cui bottiglie e flaconi abbandonati da altri bagnanti sulla sabbia. Guardandoci attorno ci siamo resi conto che non c’erano contenitori o cestini, così abbiamo caricato la cassetta in macchina. Il giorno dopo la Polizia di Cagliari mi ha visto mentre gettavo tutto e mi ha fatto la multa perché utilizzavo i cassonetti del comune di Cagliari pur non essendo residente in città. E’ vero, ho la residenza nel comune di Baratili San Pietro in provincia di Oristano, ma non sapevo di non poter gettare i rifiuti a Cagliari, del resto sui cassonetti non c’è alcun divieto. Sono rimasta sconcertata, ho spiegato che era spazzatura di altri raccolta in spiaggia a Piscinas e che stavo anche differenziando la plastica ma sono stati inflessibili: ho rifiutato di firmare il verbale, uno dei vigili si è alterato e mi ha insultato minacciando di portarmi in caserma e denunciarmi. Ho ritirato la multa, 167 euro da pagare entro 60 giorni”.

Ilaria Montis, che da anni è impegnata come volontaria nell’organizzazione di eventi dedicati a pacifismo, ambiente e meditazione (l’ultimo è il Wesak del Mediterraneo, attualmente è impegnata nella giornata di Meditazione per la pace e il disarmo che si terrà a Capo Frasca il prossimo 13 settembre) ha deciso di non fare ricorso: “Non racconto questa brutta storia per narcisismo ma per far riflettere sulla questione dei rifiuti in Sardegna: la mancanza di cassonetti stradali è un grave problema in tutta l’isola perché in tanti, Sardi e turisti, spesso lasciano i rifiuti dove capita non sapendo dove buttarli, e lo vediamo da spiagge, strade e cunette sporche e piene di spazzatura. Episodi come questo fanno pensare che forse è il caso di andare oltre le divise, oltre la burocrazia, oltre le regole e oltre le ideologie per usare il nostro buon senso quando le circostanze lo richiedono. Per tornare alle cose semplici e sensate in un momento in cui tante belle iniziative che nascono dal cuore, senso etico e senso civico delle persone vengono soffocate dall’eccessiva burocrazia che le rende inattuabili”.

martedì 8 agosto 2017

ECCO I NOMI DEI PARASSITI AGLI ORDINI DEL MASSONE SPECULATORE CHE HA INVENTATO LA CRISI E CHE FINANZIA LE GUERRE IN MEZZO MONDO. INDOVINA CHI SONO


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SALUTAME A SOROS – LA FONDAZIONE DELLO SPECULATORE AMERICANO INDIVIDUA I POTENZIALI “ALLEATI AFFIDABILI AL PARLAMENTO EUROPEO” CHE SI

POTREBBERO RECLUTARE COME LOBBYSTI. GLI ITALIANI? CÉCILE KYENGE, SERGIO COFFERATI, BARBARA SPINELLI E ALESSIA MOSCA

T.M. per “Libero Quotidiano“

 George Soros. Un benefattore, meglio un filantropo, per i sostenitori. Un cinico speculatore, se non un burattinaio, per i detrattori. Di certo un personaggio ingombrante. E a più facce: tra i trenta uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale stimato in circa 24,9 miliardi di dollari (maggio 2016), e insieme un supporter del movimento liberal della sinistra Usa e un finanziatore dei gruppi per i diritti umani. Le sue braccia operative sono il Soros Fund, l’ Open Society foundation, di cui Soros è presidente, e il Quantum Group, di cui il finanziere è fondatore e consigliere.

Proprio l’ Open society foundation, che si ispira alla «società aperta» teorizzata dal filosofo Karl Popper, di cui Soros è stato allievo alla London School of Economics, ha pubblicato la mappa della possibile rete politica europea del magnate di origini ungheresi. Uno screening dei deputati dell’ Europarlamento in grado di diffondere i valori della fondazione di Soros.

Negli Stati Uniti, i nomi evidenziati dal rapporto – Reliableallies in the EuropeanParliament (2014 – 2019), ovvero «alleati affidabili al Parlamento europeo» – sarebbero definiti «lobbysti». Almeno potenzialmente. La fondazione ha passato al setaccio 26 delegazioni e 11 commissioni di Strasburgo. Il risultato è un elenco di 226 deputati «probabili alleati» dell’ Open Society.

«La presenza di un deputato in questa mappatura», scrivono i curatori del rapporto, indica che si tratta di un soggetto «propenso a sostenere» il programma di Soros. Al punto da diventare un deputato con il quale costruire un rapporto «durevole e affidabile».

E l’ Italia non poteva mancare. Nella lista del finanziere passato alla storia per l’ operazione di speculazione finanziaria che obbligò la Banca d’ Inghilterra a svalutare la sterlina, c’ è il fior fiore della sinistra italiana. A partire da Kashetu Kyenge, meglio conosciuta come Cécile Kyenge, l’ ex ministro dell’ Integrazione del governo Letta, adesso europarlamentare del Pse in quota Pd.

Kyenge è citata nel rapporto della fondazione di Soros in quanto sostenitrice del «diritto di asilo» e di «migrazione», fan della «giustizia sociale» nonché dei «diritti delle minoranze etniche». Dalla paladina dei migranti al padre nobile del «sindacalismo rosso» italiano. Tra i nomi indicati dalla Open society foundation, infatti, spicca quello di Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil dal 1994 al 2002, strenuo difensore dell’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Cofferati interessa a Soros, tra le altre cose, in qualità di «difensore del consumatore» e come protettore dell’«occupazione», della «governance economica» e dei «diritti umani».

Poi c’ è Barbara Spinelli. Di lei, tra i fondatori di Repubblica, eletta a Strasburgo con L’ Altra Europa con Tsipras, la fondazione di Soros ricorda l’ impegno per i diritti civili e l’ asilo politico, ma soprattutto la campagna per l’ impeachment di Silvio Berlusconi nel 2013 «per i numerosi conflitti d’ interesse» dell’ ex premier. In lista anche la lettiana Alessia Mosca, lodata per il sostegno all’«uguaglianza di genere», la lotta alla «disoccupazione giovanile» e i diritti delle minoranze.

“HO EVASO PER PAGARE GLI STIPENDI AGLI OPERAI. MEGLIO LORO CHE LO STATO”: LA GRANDE LEZIONE MORALE DI UN IMPRENDITORE DENUNCIATO DAI PARASSITI


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Tradito dalle banche, pressato dai fornitori e in testa uno solo pensiero: «Tenere duro per l’azienda e

 le famiglie degli operai». Diego Lorenzon, 53 anni, a capo della Poolmeccanica di San Michele al Tagliamento, ce l’ha fatta a traghettare la società in acque tranquille, ma ha dovuto far fronte ad alcuni strascichi giudiziari che lo hanno portato a difendersi dall’accusa di omesso versamento di ritenute certificate: Irpef 2012. L’orientamento era quello di rinviare il processo a gennaio ma Lorenzon, che per problemi di salute temeva di non poter partecipare all’udienza del prossimo anno, ha chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni. Ha consegnato il suo testamento morale al giudice: «Che cosa dovevamo fare in queste condizioni disperate? Siamo tre fratelli: non abbiamo nè panfili nè case a Cortina». Dopo le dichiarazioni dell’imprenditore era chiaro che non c’era dolo in quel mancato versamento di ritenute: 263 mila euro (fino a 150 mila non è reato). L’assoluzione è arrivata perché il fatto non costituisce reato. E in aula è scoppiato un applauso…


FONTE.
IL GAZZETTINO

MEZZA NAZIONE IN PIAZZA CONTRO LA LEGGE CHE PROTEGGE I PARASSITI CORROTTI: UNA LEZIONE DI CIVILTA’ PER GLI ITALIANI


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(30 GIUGNO 2017) Almeno 250 mila persone hanno nuovamente manifestato a Bucarest e in altre

 citta’ della Romania per chiedere le dimissioni del governo e il ritiro del controverso decreto d’urgenza sulla depenalizzazione dell’abuso d’ufficio e di altri reati di corruzione. Nella sola capitale Bucarest a scendere in piazza per il terzo giorno consecutivo sono stati in 80 mila, secondo stime della polizia. A migliaia hanno manifestato contro il governo di Sorin Grindeanu anche a Cluj, Timisoara, Sibiu e altre citta’. In tutti i casi i raduni sono stati pacifici e non si sono registrati
incidenti.



Rumänien- Protest gegen Lockerung der... di bigcocomero

Gli organizzatori hanno fatto sapere che la protesta popolare andra’ avanti a oltranza fino a quando il governo non ritirera’ il decreto che, insieme a un progetto di amnistia, viene interpretato come un tentativo di vanificare la lotta alla corruzione dilagante nel paese e un ‘regalo’ ai tanti politici e funzionari sotto inchiesta per reati di corruzione. Ieri il premier Grindeanu ha confermato la posizione del governo affermando che il provvedimento non sara’ ritirato. Il presidente Klaus Iohannis – che e’ schierato dalla parte dei manifestanti – ha annunciato dal canto suo che chiedera’ alla Corte costituzionale di dichiarare illegittimo il decreto governativo.

Ennesima porcata. Increduli i 5 Stelle. E' successo nel silenzio dei media. I partiti hanno votato NO a questa proposta:


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Il Pd non si smentisce mai.

Tramite Facebook i 5 Stelle hanno fatto sapere che il partito di Matteo Renzi ha bocciato l’emendamento pentastellato per applicare la Legge Fornero anche ai parlamentari da subito: “IL PD HA BOCCIATO LA NOSTRA PROPOSTA E SI TIENE IL PRIVILEGIO,” si legge in un post della pagina Facebook del Movimento.
Di Maio: ‘La casta del Pd si tiene la pensione privilegiata

Scrive Di Maio su Facebook:
“Qui in Aula sta succedendo di tutto. Il Pd fa finta di essere come noi, ma in realtà è sempre la solita casta. Come potete vedere in questo video ho proposto di applicare la legge Fornero (quella che vale per tutti gli italiani) ai parlamentari già da questa legislatura. Il Pd ha votato contro per tenersi il privilegio: vogliono che venga applicata dopo le elezioni. A loro no. I loro privilegi sono intoccabili e noi dobbiamo continuare a pagarglieli. Mentre noi abbiamo rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali, e restituito milioni di euro di stipendi, loro decidono di tenersi stretto il trattamento privilegiato alla faccia di tutti i cittadini a cui la legge Fornero è stata applicata dall’oggi al domani.”

lunedì 7 agosto 2017

CLAMOROSO! DI BATTISTA HA INCASTRATO IL PD. SVELATO CIO' CHE I MEDIA HANNO CENSURATO!


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Di Battista non ha perso tempo ad attaccare e pubblicare il fallimento totale del PD di questa settimana. Leggiamo nello specifico le parole del Deputato 5 stelle che non lasciano spazio alla

 censura applicata invece dalle cosiddette “testate giornalistiche”:

Scrive Di Battista: “Sono fantastici! Il PD per perdere il referendum ha speso 12 milioni di euro (e ora è in rosso per 9 milioni). Noi abbiamo condotto la campagna referendaria con un motorino e i treni regionali. Vi ricordate quando iniziai il tour il 7 agosto 2016 e “illustri” esponenti del PD mi attaccarono dicendo: “chi paga i caselli autostradali a Di Battista”? Io per quel tour spesi (motorino compreso) al massimo 8500 euro (soldi miei tra l’altro). E pensate quel motorino l’ho rivenduto a più di 10.000 euro e ho dato tutto ai terremotati. Il PD (che prende rimborsi di ogni tipo) ha pagato 12 milioni di euro la “tranvata” che gli è arrivata. Ci sarebbe da ridere se questo denaro non fosse (direttamente o indirettamente) soprattutto il nostro!”


“Cari romani vi scrivo…” La lettera di Virginia Raggi sta facendo commuovere tutti


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La lettera di Virginia Raggi affidata al quotidiano “Il Messaggero”

Gentile direttore, la ringrazio dell’ospitalità per questa lettera che dalle pagine del vostro quotidiano voglio idealmente inviare a tutti i romani. Vi scrivo a un anno dall’inizio del mandato per rafforzare quel filo diretto che è la base da cui siamo partiti per cambiare in meglio la nostra città. Un anno fa abbiamo iniziato un cammino insieme che sapevamo sarebbe stato pieno di ostacoli e difficoltà ma anche ricco di opportunità di crescita e cambiamento. È una sfida complessa che vinceremo.

Ci stiamo mettendo alle spalle Mafia Capitale e le trappole che ha lasciato per disegnare una città moderna, soprattutto più vicina ai suoi abitanti. Siamo all’inizio di una sfida lunga cinque anni. Inutile elencare i problemi che abbiamo ereditato perché sono gli stessi che tutti i cittadini verificano con mano da anni: un sistema dei trasporti che, passo dopo passo, stiamo provando a liberare dai debiti per renderlo efficiente; una gestione dei rifiuti che, con il Piano Materiali Post Consumo, abbiamo cominciato a cambiare; il decoro cittadino. Li conoscevamo e li stiamo affrontando con un’azione di programmazione di medio e lungo periodo.


Quest’anno abbiamo posto le basi per questa rivoluzione. E si vedono i primi segnali di un cambio di rotta, nonostante le resistenze di chi si oppone al cambiamento e di coloro che, dopo essere stati causa di molti dei problemi degli ultimi 20 anni, propongono di rimanere immobili. Abbiamo messo in strada quasi 200 mezzi di trasporto pubblico in più rispetto ai 950 che abbiamo trovato, arrivando a superate quota 1100. È solo l’inizio. Così come abbiamo dotato di telecamere per la sicurezza circa 500 autobus. In autunno si uniranno finalmente le linea A e C della metropolitana presso la stazione San Giovanni. Sono segnali importanti per la città.
Abbiamo dotato l’Ama di mezzi nuovi per la raccolta dei rifiuti, avviato il reperimento di personale per la manutenzione del verde pubblico, attivato nuove isole ecologiche e la raccolta porta a porta per le utenze non domestiche in alcuni municipi. Sono tante le iniziative, come il recupero delle spiagge di Ostia. Abbiamo migliorato il progetto dello stadio di Tor di Valle: meno cemento, più verde, messa in sicurezza del quartiere di Decima, potenziamento della linea ferroviaria Roma-Lido, unificazione della via del Mare con la via Ostiense fino al Gra. Un progetto che farà crescere l’occupazione e il Pil della città. Tutti devono unirsi lungo questo percorso di rilancio della città, mettendo da parte barriere ideologiche e pregiudizi. Noi lo stiamo facendo, allargando il progetto “Fabbrica Roma” a sindacati, imprenditori, mondo della ricerca, università, alle altre Istituzioni e tutta la società civile.



Ci sono risultati che passano in sordina ma costituiscono una rivoluzione rispetto al passato. Una foresta che cresce non fa rumore. Roma ha approvato per la prima volta, dopo decenni, il proprio bilancio preventivo a gennaio: prima di tutte le altre grandi città italiane e molto prima rispetto alle amministrazioni precedenti. Ne vado fiera perché, oltre a determinare un premio in termini di fondi governativi per la città, Roma torna così a programmare e fare bandi di gara. Dovrebbe essere la normalità; per la nostra città rappresenta il ripristino della legalità. Grazie alla programmazione non si danno lavori in affidamento diretto con il pretesto dell’emergenza, quelli spesso finiti nelle inchieste sulla corruzione. Non si ruba più, non era scontato. È finito il tempo delle commesse agli amici degli amici. E gli effetti positivi si vedono già. Per la manutenzione delle strade è stato necessario attendere l’esito delle gare ma finalmente i lavori sono realizzati a regola d’arte perché c’è un contratto da rispettare. Ci hanno lasciato le strade con le buche, noi le ripariamo facendo gare regolari. E c’è un piano pluriennale per la manutenzione, cosa che prima non veniva fatta.

C’è chi dice che l’onestà non basta. Invece paga, perché si traduce in risparmi per le casse del Comune e servizi migliori per tutti. L’onestà è la base dalla quale partire. Gli ostacoli e le sorprese non mancano. Cito, su tutti, i numerosi atti di vandalismo ai danni dei mezzi del Servizio Giardini proprio nel momento in cui è impegnato nella cura di parchi e verde attrezzato. Guarda caso uno dei settori su cui Mafia Capitale aveva puntato le sue mire. Stiamo cambiando una mentalità radicatasi nel tempo. È un lavoro poco appariscente ma necessario. La spesa annua per gli incarichi esterni della nostra Giunta è circa un quarto rispetto ai 12 milioni di euro del 2012 e quasi la metà rispetto ai 5,6 milioni del 2014.

Abbiamo trovato una città ferma, una macchina amministrativa stremata dalle tristi vicende giudiziarie, tanta rassegnazione. Tuttavia, allo stesso tempo, posso affermare con altrettanta certezza che questa amministrazione dà ogni giorno il massimo per portare nuove energie. E abbiamo trovato anche molte persone che aspettavano un’opportunità di riscatto, pronte ad impegnarsi. Tutti i giorni al termine del lavoro quotidiano faccio un breve bilancio. Ci domandiamo se abbiamo fatto tutto il possibile: certamente, non abbiamo lasciato nulla di intentato. Non c’è dubbio che la strada da fare sia lunga e in salita. Ci sono stati ostacoli imprevisti e ce ne saranno. Ma allo stesso tempo non c’è dubbio che abbiamo messo la parola fine ad un sistema corrotto che per anni ha “mangiato” i soldi delle nostre tasse per avvantaggiare pochi e ha fornito servizi sempre più scadenti e non all’altezza di una grande capitale. Un sistema che non vuole il cambiamento.

Le potenzialità di Roma sono sotto i nostri occhi, in particolare quando visitiamo altri Paesi: una città pulita, decorosa, che funzioni e accolga bene, moderna è possibile. È reale. E quella possibilità di riscatto dobbiamo darla a Roma perché la merita. I nostri figli la meritano. Abbiamo negli occhi un futuro che a poche migliaia di chilometri da qui è già presente. Nei nostri cuori la speranza e nelle nostre mani la possibilità di costruirlo. È un cammino che dobbiamo fare insieme. Ringrazio già da ora tutti i romani di ogni provenienza, passione politica. Io e la mia squadra, assessori e consiglieri, continueremo questo compito con il massimo impegno perché fare qualcosa per la propria città e per la propria comunità è un onore.

"Rischia di essere arrestato" Consip, la bomba su Matteo Renzi scoppierà dopo l'estate


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Ci sarà un secondo round. E, forse, peggiore del primo. «La bomba scoppierà in autunno», confidava,
ieri, un importante esponente del governo a un amico parlamentare. E il bersaglio sarebbe sempre lui,

 Matteo Renzi. La «bomba» di cui si parla – e chi lo fa, ne parla a ragion veduta – sarebbe un altro capitolo del filone Consip, un caso che riguarda di nuovo i rapporti tra imprenditori e “Giglio Magico”.

Questa volta, però, secondo l’ autorevole fonte che ha fatto la confidenza, Renzi sarebbe toccato più da vicino. Di più: il caso riguarderebbe proprio lui, non parenti o persone a lui vicine. Ci sarebbe, insomma, un salto di qualità in quella che i renziani definiscono «la gogna mediatica» per far fuori “Matteo”. Anche per questo, negli ultimi giorni, la tentazione di votare tra settembre e ottobre è tornata a farsi sentire.

Non che il segretario del Pd abbia mai abbandonato questo disegno. «Ce l’ ha sempre in testa», dice chi lo conosce. Ma in questi giorni, dopo la doppietta editoriale rappresentata dal libro di Ferruccio De Bortoli con le rivelazioni sul caso Banca Etruria e da quello di Marco Lillo con la telefonata tra lui e il padre, la tentazione di votare il prima possibile è tornata molto forte.
Per giocare in anticipo. Per prendere in contropiede quei “poteri forti” che, con mezzi leciti e meno, falsificando atti di inchiesta o, come ha scritto ieri Renzi su Facebook, arrivando a «violare la legge», con la pubblicazione di «intercettazioni illegittime» (vedi quella del padre), hanno un obiettivo: farlo fuori politicamente.
Evitare che torni a Palazzo Chigi. «Non è un caso che dopo la vittoria alle primarie, siano emerse queste rivelazioni», si dice. Ovvio che, se in autunno, a pochi mesi dalle elezioni, dovesse scoppiare una bufera giudiziaria che lo coinvolge, sarebbe azzoppato. Al di là delle responsabilità oggettive, che, come sempre, verrebbero accertate negli anni.
Del resto, che il filone Consip non sia esaurito è un segreto di Pulcinella. Come è uscita la telefonata tra Renzi e il padre, così, si ragiona nel Palazzo, potrebbero uscirne altre. Non solo nel libro di Lillo. Ieri, per esempio, tra i dem c’ è chi puntava il dito sulla strana sequenza temporale: la telefonata tra il padre e “Matteo” è del 2 marzo. Ma dal momento in cui viene registrata, poi ascoltata e quindi trascritta devono passare almeno alcune settimane. Il 10 aprile Giampaolo Scafarto, il carabiniere del Noe indagato per aver manipolato gli atti, viene interrogato dalla procura di Roma. Dunque è sotto indagine da vari giorni.
Da quando? Possibile che Scafarto abbia fatto tutto da solo? Quante altre persone hanno ascoltato quel materiale e quanto materiale ancora c’ è?
Intanto le rivelazioni continuano. Daniele Lorenzini, sindaco di Rignano sull’ Arno ed ex Pd, ieri a Un Giorno da Pecora, ha confermato il verbale pubblicato dal Fatto in cui diceva che Tiziano Renzi era preoccupato di essere arrestato. «Se questo è il verbale, è quello che probabilmente io ho detto, sono andato a testimoniare quello di cui ero a conoscenza».
Il Pd prova a contrattaccare: «Qui c’ è qualcosa di più profondo dell’ aggressione al Pd e al suo segretario. C’ è qualcosa che riguarda il funzionamento della democrazia italiana e che dovrebbe allarmare tutti quanti», scrive Matteo Orfini.
Un fedelissimo di Renzi si sfoga: «Se andiamo al governo con Berlusconi, la prima cosa che si fa è una legge seria sulle intercettazioni».
Non mancano, però, le polemiche. La più puntuta arriva da Giorgio Napolitano che accusa di «iprocrisia paurosa» chi (il Pd) oggi grida «contro l’ abuso delle intercettazioni». Si tratta, ricorda, di «una questione aperta da anni e con sollecitazioni molto forti da parte delle istituzioni».
Parole che fanno infuriare i renziani, confermando il sospetto che anche l’ ex presidente lavori contro “Matteo”. Un altro fronte caldo è quello della riforma del processo penale, che fra pochi giorni arriverà alla Camera dei deputati. Renzi non vuole sia messa la fiducia. Ma in questo modo, accusano gli orlandiani, il rischio è che torni al Senato e finisca in un binario morto. Ma il pensiero di Renzi è altrove. E anche il balletto sulla legge elettorale, si dice, punta a questo: dimostrare che il Parlamento non riesce a fare alcuna riforma. Quindi, andare a votare.
di Elisa Calessi

HA “OSATO” CRITICARE LE COOP CHE LUCRANO SUI MIGRANTI: GIUDICE LE PIGNORA LO STIPENDIO PER RISARCIRE I COMPAGNI “OFFESI”


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A marzo era stata condannata dal tribunale di Brescia per aver denigrato tre cooperative che si occupano di assistenza ai migranti, definendole enti che “con la faccetta misericordiosa di chi fa

 beneficenza stanno invece lucrando sul traffico di clandestini”. Adesso per la segretaria della Lega Nord di Orzinuovi, nel bresciano, scatta il pignoramento sullo stipendio per 14mila euro, per risarcire le tre cooperative.

La comunicazione arrivata nei giorni scorsi spiega che a breve inizieranno a trattenere le somme dal suo stipendio, “ma io sono una semplice impiegata“, replica Epis. Un anno fa la segretaria del Carroccio aveva postato su Facebook un articolo di un quotidiano locale che parlava di immigrazione, aggiungendo quel commento. Le tre cooperative in questione si erano rivolte così al tribunale. La giudice Lucia Cannella aveva considerato il post “denigratorio e offensivo laddove indica che i richiedenti asilo siano clandestini, atteso che che i richiedenti vengono degradati al rango di chi viola il Testo unico sull’immigrazione” e l’aveva quindi condannata perché “il post ha valenza irridente e sbeffeggiante ove indica le associazioni che danno ospitalità al soggetto come di chi opera ‘con la faccetta misericordiosa’ di chi fa la beneficenza attributivo di un fine illecito”. Il risarcimento previsto era di 6mila euro per ognuna delle cooperative, che avevano festeggiato la vittoria in tribunale assicurando che i soldi sarebbero stati utilizzati per progetti culturali a sostegno dell’integrazione”.

Gli avvocati di Epis hanno presentato una richiesta di sospensiva, l’udienza è fissata per settembre, ma intanto il decreto di pignoramento è partito. A sostegno della segretaria – che aveva avuto la solidarietà anche del leader leghista Matteo Salvini – è nato un comitato, che vuole provare a raccogliere anche fondi per le spese legali, ma è la stessa leghista condannata a rilanciare: “Mi sembra davvero impossibile che in un Paese democratico vengano sanzionate in questo modo le parole, non mi sembra di aver fatto nulla di male, per questo da semplice cittadina, trovarmi a dover risarcire persone già ricche e potenti, è qualcosa che ha dell’assurdo“.

sabato 5 agosto 2017

DICONO CHE NON FANNO MAI NIENTE MA STAVOLTA SI SONO SUPERATI: CONDIVIDI SE VUOI RINGRAZIARE IL M5S!


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Il M5S istituisce 60 borse di studio per gli atleti disabili siciliani

Il governo Gentiloni, come denunciato da Striscia la Notizia, ha tagliato 50 milioni di euro dal fondo per i disabili.
C’è chi, invece, come gli esponenti del M5S, che si taglia gli stipendi e istituisce 60 borse di studio per gli atleti disabili siciliani.
Leggiamo sul Blog di Beppe Grillo:
“60 borse di studio per un importo complessivo di 30 mila euro a favore degli atleti disabili siciliani più meritevoli. Ha preso oggi il via una nuova iniziativa sociale targata Movimento 5 Stelle Sicilia, finanziata grazie alle restituzioni di parte degli stipendi dei deputati 5Stelle all’Ars.
E’ il quinto progetto avviato dal gruppo parlamentare dopo il fondo per il Microcredito per le piccole e medie imprese, Boom-Polmoni Urbani, la Trazzera 5 stelle e la restituzione della casa alla famiglia Guarascio.
L’iniziativa è stata realizzata grazie ad un accordo sottoscritto il 26 gennaio scorso dal M5S con il Panathlon Area 9 Sicilia, associazione benemerita del Coni, che ha permesso di offrire un contributo concreto al mondo dello sport paralimpico”.
Guarda il video:
Il presidente del gruppo M5S all’Assemblea Regionale Siciliana Giancarlo Cancelleri ha dichiarato in merito:
“La politica deve prendersi le sue responsabilità e deve farlo la maggioranza, ma deve farlo anche chi sta all’opposizione. In un momento in cui il tema della disabilità in Sicilia balza agli onori delle cronache per prassi istituzionali tutt’altro che edificanti, il Movimento 5 Stelle ancora una volta si mette dalla parte di chi vive un problema e cerca di dare un sostegno concreto. Lo sport è uno degli strumenti più importanti di integrazione. Per questa ragione, quando è venuta Roberta Cascio a proporci l ’idea, noi l’abbiamo immediatamente accolta e rilanciata aumentandone anzi la portata”.
Sarà il Panathlon, tramite i propri club presenti in Sicilia, ad “indicare i nominativi dei soggetti disabili cui assegnare le borse, individuandoli – tra coloro che si sono particolarmente distinti nello svolgimento dell’attività sportiva – nelle scuole, nelle finali dei “Giochi Sportivi Studenteschi” o dietro segnalazione di professori o tecnici sportivi, od ancora di altre figure che operano nel settore dello sport dei disabili. I soggetti così individuati saranno valutati dal Consiglio dei presidenti dell’Area 9, che verificherà la sussistenza dei requisiti necessari ad accedere alle borse di studio e informerà i portavoce del Movimento 5 Stelle, i quali consegneranno direttamente le somme agli atleti entro il mese di luglio”­.

CLAMOROSO! GLI INGLESI SPUTTANANO NAPOLITANO! CONDIVIDETE TUTTI

NAPOLITANO E’ LA VERA ANOMALIA ITALIANA! DALL’INGHILTERRA UN PESANTE E SACROSANTO ATTACCO AL VECCHIO PARASSITA DEL QUIRINALE


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Lo storico britannico Perry Anderson analizza la crisi europea dalla parte dell’Italia, e si concentra su Napolitano, “studente fascista, poi il comunista favorito di Kissinger”, che mise la firma sul Lodo Alfano, entrò in guerra con la Libia violando leggi e trattati e tramò con Monti e Passera per sostituire Berlusconi…


1. IL SAGGIO INTEGRALE DI PERRY ANDERSON: “THE ITALIAN DISASTER”
Dalla “London Review of Books”

http://www.lrb.co.uk/v36/n10/perry-anderson/the-italian-disaster

2. THE LONDON REVIEW OF BOOKS: “NAPOLITANO, ANOMALIA ITALIANA”
Caterina Soffici per “il Fatto Quotidiano”

La vera anomalia italiana? Giorgio Napolitano. Sull’ultimo numero della prestigiosa London Review of Books, lo storico britannico Perry Anderson analizza la crisi europea in un lungo saggio dal titolo: The Italian Disaster. Non c’è bisogno di traduzione ed è interessante che per parlare del futuro dell’Europa e delle falle nel sistema della democrazia del vecchio continente, si parli del disastro italiano, raccontato con la secchezza degli storici inglesi: una sequenza di fatti, date, pochi commenti e molti argomenti.

Quello che Denis Mack Smith ha fatto con i suoi saggi sul Risorgimento e la nascita del fascismo, Anderson, storico di formazione marxista, lo fa con gli anni recenti della storia patria. Secondo Anderson è il capo dello Stato la vera minaccia della democrazia italiana. Visto in patria come il salvatore, “la roccia su cui fondare la nuova Repubblica”, Napolitano è invece una vera pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un principio: stare sempre dalla parte del vincitore.

Così da studente aderisce al Gruppo Universitario Fascista, poi diventa comunista tutto d’un pezzo: nel 1956 plaude l’intervento sovietico in Ungheria, nel 1964 si felicita per l’espulsione di Solgenitsyn, sostenendo che “solo i folli e i faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo”. Fedele alla linea del più forte, vota sì all’espulsione del Gruppo del Manifesto per i fatti di Cecoslovacchia e negli anni Settanta diventa “il comunista favorito di Kissinger”, perché il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.

Gli Usa e Craxi sono i nuovi fari di Napolitano e dei miglioristi (la corrente era finanziata con i soldi della Fininvest) e nel 1996 il nostro diventa ministro degli Interni (per la prima volta uno di sinistra), garantendo agli avversari che “non avrebbe tirato fuori scheletri dall’armadio”.Ma il meglio Napolitano lo dà da presidente della Repubblica: nel 2008 firma del lodo Alfano, che “garantisce a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l’immunità giudiziaria”, dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel “legittimo impedimento”, anch’esso dichiarato incostituzionale nel 2011.

E poi una gragnuola di fatti: il mancato scioglimento delle Camere nel 2008, l’entrata in guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando costituzione, senza voto parlamentare, violando un trattato di non aggressione), le trame con Monti e Passera per sostituire Berlusconi, modo – secondo Anderson – “completamente incostituzionale”.

Per non parlare della vicenda della ri-elezione al secondo mandato (“a 87 anni, battuto solo da Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita”) e delle ultime vicende, con il siluramento del governo Letta. Napolitano, che dovrebbe essere “il guardiano imparziale dell’ordine parlamentare e non interferire con le sue decisione”, scrive lo storico britannico, rompe ogni regola. “La corruzione negli affari, nella burocrazia e nella politica tipiche dell’Italia sono adesso aggravate dalla corruzione costituzionale”.

E poi il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro il presidente da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, e l’invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia, che Anderson definisce “Nixon-style”, termine che evoca scandali come il Watergate. Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo.

FONTE:

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/the-italian-disaster-anomalia-italiana-non-berlusconi-ma-77697.htm

Confessione choc del giornalista:"Contro il M5S ci sono in azione i poteri forti."


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"Virginia Raggi ha toccato interessi importanti e i poteri forti si sono scagliati contro di lei"
Il filosofo Diego Fusaro non ama parlare di complotto, ma ad Intelligonewsspiega come l'attenzione mediatica sulla Raggi e sulle vicende del Campidoglio generi "legittimi sospetti".


Fusaro, la crisi al Campidoglio è frutto di inesperienza amministrativa, incapacità a governare o c'è altro?

"Gramsci diceva che quando ci si prepara ad abbattere un governo democraticamente eletto, bisogna preparare adeguatamente l’opinione pubblica ad accettarlo. E’ quello che stanno facendo con i 5Stelle. Vogliono abbattere la giunta Raggi che ha assunto misure impopolari per i poteri forti, vedi l'opposizione alle olimpiadi. Da qui è partito  il linciaggio mediatico contro di loro".

Quindi esiste un complotto contro i 5Stelle?

"Non mi piace il termine complotto, ma lo spazio mediatico che viene riservato a questa vicenda, a mio modo di vedere eccessivo, la dice lunga. Il sistema mediatico non è mai neutro".

Quali interessi la Raggi avrebbe dunque toccato?

"La vicenda delle olimpiadi innanzitutto, i 5Stelle sono gli unici ad essersi opposti con chiarezza e hanno fatto bene. Ma sappiamo tutti quanti interessi ruotino intorno a questo argomento. Poi non dimentichiamo gli attacchi al capitale finanziario, la battaglia per l'uscita dall'euro, tutte battaglie che il Movimento 5Stelle ha portato avanti in questi anni e che ai poteri forti danno fastidio. Sono diventati l’unico vero partito di opposizione al sistema. E' chiaro che per abbatterli si ricorre a qualsiasi mezzo, anche il più bieco".

Ma secondo lei la Raggi ha commesso degli errori?

"Errori ne commettono tutti, ma la Raggi deve ancora iniziare a governare e già la stanno massacrando. Questo è inaccettabile".

Secondo lei cosa dovrebbe fare per ripartire?

"Si faccia carico del programma che un tempo era delle sinistre quando erano degne di questo nome. Un programma che metta al centro temi come il lavoro, l'equità sociale, l'attenzione alle classi più povere e disagiate".

Ma pensa che sia possibile questo nel momento in cui la stessa Raggi è accusata di essere manovrata da ambienti della destra romana?

"Io non so se la Raggi è realmente mossa da ambienti di destra, così come ritengo che i partiti che oggi si professano di sinistra siano lontani anni luce dai temi sociali. Per me essere di sinistra significa portare avanti una politica basata essenzialmente su diritti sociali e lavoro. La grandezza dei 5 stelle la vedo nell'aver superato la dicotomia destra contro sinistra in favore della dicotomia democrazia contro mercato. E loro hanno dimostrato di essere dalla parte della democrazia. Questo è un dato di fatto che sta scatenando il clima di ostilità e di odio contro di loro".


Fonte: http://www.intelligonews.it/articoli/7-settembre-2016/48183/roma-crisi-giunta-raggi-fusaro-contro-i-5s-ci-sono-in-azione-i-poteri-forti-hanno-occupato-lo-spazio-delle-sinistre

IL GIUDICE CHE HA SMASCHERATO IL BUSINESS TRA SCAFISTI E ONG? SARA LUI AD ESSERE PROCESSATO: ECCO L’ULTIMA INFAMIA DELLA FECCIA



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“Dopo aver sentito i capi di Corte e il presidente della Prima Commissione, Giuseppe Fanfani – afferma Legnini – sottoporrò il caso all’esame del Comitato di Presidenza alla prima seduta utile fissata per mercoledì 3 maggio”. Legnini, comunque, ricorda che “spetta al ministro della Giustizia ed al procuratore generale della Cassazione di valutare se sussistono o meno i presupposti per l’esercizio dell’azione disciplinare”.

E a chiedere formalmente l’apertura della pratica presso il Csm è stato il consigliere laico Pietrantonio Zanettin che però non fa riferimento ad azioni disciplinari: “Tutti i quotidiani nazionali oggi in edicola parlano apertamente di uno scontro Governo-Procuratore della Repubblica di Catania per le dichiarazioni da questi rese in ordine al ruolo di certe ong sul traffico di migranti. Il Corriere della sera titola ’Migranti – Scontro governo-pm’, il Fatto Quotidiano ‘i ministri attaccano i pm’, Repubblica parla di ’bufera sul pm’”, scrive Zanettin che aggiunge: “Il dottor Zuccaro, procuratore della Repubblica di Catania, è notoriamente magistrato serio e riservato e non merita certamente di essere lasciato solo in queste ore di fronte agli attacchi della politica, che pare non condividere le sue ipotesi investigative, eretiche rispetto alla narrativa ufficiale del fenomeno della immigrazione nel nostro paese”. Zanettin si dice quindi convinto “che il Csm, nel suo ruolo di garante della autonomia ed indipendenza della magistratura, debba assumere con urgenza una iniziativa forte a tutela del magistrato catanese”.

E sulle parole del procuratore di Catania è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “L’importante ora è che attraverso i processi si arrivi a sconfiggere queste eventuali collisioni così come accaduto sulla mafia. Se ci sono le prove bisogna punire, oltre che denunciare”, ha affermarto il Guardasigilli a Rainews24. “Certo che c’è il rischio” che si faccia di tutta l’erba un fascio “infatti va detto che non si può generalizzare. Le Ong hanno svolto un ruolo fondamentale in questi anni”, ha aggiunto. Nella serata di ieri, dopo l’intervista ad Agorà che aveva scatenato non poche polemiche, il procuratore aveva corretto il tiro: “La Procura di Catania – ha detto – ha delle ipotesi di lavoro, che non sono al momento prove, neppure quella sui loro finanziamenti”.

Il capo della procura etnea spiega di avere denunciato un “fenomeno”, e non “singole persone” perché se “si aspetta troppo tempo, rischia di produrre elementi deleteri non più controllabili” e che questa “è una deroga al riserbo, ma anche un dovere per chi deve fare rispettare la legalità”.



Intanto dopo l’avvio della pratica al Csm arrivano le prime reazioni: “In Italia chi prova a fare chiarezza finisce sotto accusa. #RispettoPerZuccaro”, ha twittato il grillino Alessandro Di Battista. Sulla stessa linea Luigi Di Maio: “Il Procuratore Zuccaro va sostenuto, non isolato e sottoposto a provvedimento disciplinare del Csm #RispettoPerZuccaro”. Duro anche il commento della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Inaccettabile l’intimidazione dei ministri Orlando e Minniti ai danni del procuratore di Catania Zuccaro. Se Orlando vuole ’le prove dei torbidi legami tra Ong e scafisti, legga i rapporti Frontex o dell’intelligence. Il Governo la finisca di attaccare i magistrati che con coraggio vogliono far luce su questa oscura vicenda e si schieri dalla parte della legalità, smettendola di spalleggiare i trafficanti di esseri umani e chi lucra sugli immigrati”.

Critiche arrivano anche dalla procura di Palermo: “Le ong? Noi le abbiamo incontrate in occasione dei vari recuperi in mare di migranti, perché hanno contribuito a salvare centinaia e centinaia di vite umane”, ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, “Per il resto, le indagini, quando sono indagini, sono ovviamente coperte da riserbo. E quindi non è un argomento che in questo momento può essere trattato. Noi indaghiamo sul traffico di migranti”. E sulle parole di Zuccaro, replica: “Non è un argomento di mia conoscenza con riferimento a quello su cui sta indagando la procura di Catania, quindi mi sembrerebbe improprio che sia io a commentare“. Poi è arrivato l’annuncio di Federico Gelli, presidente della Commissione inchiesta migranti: “Il 9 maggio ascolteremo in audizione il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. È importante – spiega Gelli – avere a disposizione ogni elemento utile per comprendere i motivi che hanno spinto il procuratore a fare certe dichiarazioni. Dobbiamo stare attenti a non gettare discredito sull’attività di tante organizzazioni senza le quali sarebbe impossibile gestire l’emergenza migranti”. Infine anche il Copasir si occuperà del caso come ha affermato ai microfoni di Radio Radicale, il deputato Ciccio Ferrara: “Nei prossimi gironi il Copasir si occuperà di quanto detto dal procuratore capo di Catania Zuccaro perchè è giusto che il Parlamento sia pienamente informato delle informazioni che hanno i nostri servizi. I servizi non possono mandare in giro informazioni su bobine – dice Ferrara con riferimento a quanto detto da Zuccaro circa la provenienza delle sue informazioni sulle Ong – possono passare tutto il materiale di cui dispongono alla procura se ci sono fatti che dimostrino condotte penali di cui in qualche modo la magistratura dovrà tenerne conto e procedere. Se il procuratore ha detto cose pubbliche vuol dire che ha degli elementi ed è giusto che il Parlamento venga a conoscenza di quali sono gli elementi che il procuratore ha e perchè alluda a questa tesi secondo la quale lui sa ma non ha le prove, credo che i servizi per prima cosa debbano dire al Parlamento se anche a loro, dalle informazioni che hanno, risulti che queste Ong siano coinvolte in qualche modo nel traffico di migranti”.


FONTE:
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ong-finanziate-dagli-scafisti-csm-valuter-procuratore-1390900.html