giovedì 14 dicembre 2017

Renzi dice una bufala sul M5S, Formigli lo umila in maniera epica!


Matteo Renzi non si smentisce mai. In diretta a "PiazzaPulita", l'ex Premier dice una fake news sul programma del M5S: "Lottano contro i vaccini e battaglia contro le scie chimiche", il conduttore Formigli non ci sta e lo umilia: "Non è il fulcro del programma del M5S, è una fake news..."


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Maestoso Di Maio in diretta su Rete 4: "Vinciamo e cambiamo il Paese"


Luigi Di Maio ospite da Del Debbio sul suo programma "Quinta Colonna" rivela cosa bisogna fare per aiutare i cittadini su pensioni, lavoro e tanti altri argomenti


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Travaglio sputtana la Boschi in diretta dalla Gruber su Banca Etruria!


Ecco il faccia a faccia tra il Ministro Maria Elena Boschi ed il giornalista Marco Travaglio in diretta dalla Gruber:

ECCO IL VIDEO:


mercoledì 13 dicembre 2017

ELIO LANNUTTI SENZA FRENI: DIFFONDETE IL SUO APPELLO

Elio Lannutti: ‘Ribelliamoci ora alla manipolazione dei mass media, prima che sia troppo tardi’

La manipolazione dei mass media sta provocando guerre tra poveri e gettando fango contro chi cerca di contrastare lo strapotere del mondo della finanza e delle banche.

Perciò bisogna intervenire al più presto e smascherare le loro fake news.


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È l’appello di Elio Lannutti, giornalista e presidente dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi), che in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook scrive:

“Manipolazione coscienze e formazione pubblica opinione.

Secondo la partitocrazia corrotta, il Governo, La Repubblica dei banchieri e dello svizzero Sorgenio, La Stampa, il servizio pubblico di informazione Rai, spacciatrici di veline ad uso e consumo del potere dei manutengoli, talune istituzioni decadenti, il maggior pericolo sarebbe oggi il fascismo, sconfitto e debellato dalle lotte partigiane e riesumato ad hoc come uno spauracchio, come Renzi ha fatto con Berlusconi, invece della globalizzazione delle povertà, l’accentramento delle ricchezze in poche mani (1%), il neo liberismo dittatoriale, il dominio di banche d’affari e finanza criminale, i programmi di Troika – Bce che schiavizzano i popoli, come già sperimentato con la Grecia.

La dittatura del neoliberismo ed il sacro moloch della globalizzazione, ideologie parassitarie e corrotte imposte dal potere, con la finalità di delegare funzioni democratiche a cleptocrati ed oligarchi, banchieri e faccendieri con il dominio della finanza di carta ed i derivati tossici sull’economia e la vita reale di uomini e donne, hanno devastato principi e valori costituzionali.

Hanno edificato l’euro, gli strapagati consulenti delle banche di affari, la moneta senza popolo, sottraendo la sovranità, il lavoro, i diritti, la solidarietà, il bene comune, l’interesse generale di una grande nazione devastata da Governi camerieri dei banchieri.

Adesso, scatenando guerre tra i poveri, con le armi della propaganda e le collaudate macchine del fango contro gli avversari dell’Europa dei banchieri, agitano vecchi spettri come arma di distrazione di massa per condizionare la credulità popolare, manipolare le coscienze, tentare di toglierci perfino la dignità ed il gusto dell’indignazione e delle pacifiche proteste.

Ribelliamoci ora alla manipolazione dei mass media embedded, servi dei poteri come Repubblica, Corriere, La Stampa, il messaggero, Rai, La7, Mediaset, informiamoci, sbugiardiamo le fake news, facciamo contro informazione ragionata, prima che sia troppo tardi. Grazie”

L'ULTIMA DI DIBBA: IL DEPUTATO FA TREMARE MEZZO PARLAMENTO


L’ultimo intervento di Di Battista in aula


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“Questo molto probabilmente sarà il mio ultimo discorso in Parlamento in questa legislatura. Non capisco questi commenti, quasi con giubilo, anche perché vorrei ricordare che anche per molti di voi saranno gli ultimi giorni in Parlamento. E non per decisioni personali, ma per scelta del popolo italiano.

In questi cinque anni avete fallito, signor presidente del Consiglio. Avete provato a fare un lavoro molto, molto sporco: ostacolare un cambiamento e ostacolare quello che voi definite un populismo ma, in realtà, è soltanto voglia di cambiare le cose, anche perché in questo Paese ormai nulla è più populista che accusare di populismo coloro che vogliono cambiare le cose, coloro che si vogliono riprendere un po’ di sovranità, che vogliono garantire diritti a giovani, pensionati e risparmiatori. Questo è veramente populista, e avete fatto di tutto, signor Gentiloni, pur di ostacolare questo cambiamento. Io non me le dimentico certe cose e ho questa occasione di ricordarle.

Avete rivotato, per la seconda volta, lo stesso Presidente della Repubblica. Pensate a quelli che che i comunisti erano il peggior nemico al mondo e poi hanno rivotato un ex comunista come presidente della Repubblica. Questo esclusivamente per ostacolare il cambiamento e sancire un inciucio perenne e permanente che nelle vostre menti ci dovrebbe essere anche nella prossima legislatura.

Successivamente avete visto che questo inciucio quantomeno dal punto di vista mediatico non funzionava, per cui avete mandato fuori uno e avete chiamato un presidente del Consiglio, Renzi, che provava a fare il grillino inseguendoci sui nostri temi, con il via ai vitalizi, il via alle auto blu e il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari. È andato in Europa, l’ex Presidente Renzi, dicendo: ‘Datemi qualche mancetta, datemi qualche quattrino che io do qualche bonus al popolo italiano. Così riesco a ostacolare questo cambiamento, riesco a occuparmi del populismo, di questo Movimento 5 Stelle così pericoloso per i destini di qualche banchiere senza scrupoli’. Non ce l’ha fatta neanche lui. Siamo così passati dall’arroganza di Renzi alla irrilevanza di Gentiloni.

Mi rivolgo al popolo italiano, citando una frase che ho letto: possiamo evitare altre scelte disastrose, soltanto cambiando gli uomini che le compiono. C’è la possibilità di cambiare gli uomini che hanno compiuto determinate scelte disastrose? Io ho un’estrema fiducia nel popolo italiano, vi ringrazio e dico agli italiani di non mollare.”


Tratto dall’ultimo (per ora) discorso di Alessandro Di Battista alla Camera dei deputati

I PARASSITI PENSAVANO DI FARLA FRANCA, MA IL M5S LI HA INCHIODATI: DIFFONDETE


Fraccaro (M5S): ‘Fake news Pd sui vitalizi: ecco tutta la verità’


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Riportiamo di seguito la denuncia del deputato 5 Stelle Riccardo Fraccaro:

“L’abolizione dei vitalizi giace in Senato e il Pd comincia a diffondere delle fake news. Facciamo chiarezza una volta per tutte sui privilegi dei parlamentari raccontando la verità su tutto ciò che è successo, partendo dal principio.

– A settembre 2013 il M5S presenta una mozione contro le pensioni d’oro. IL PD VOTA CONTRO.
– Nel 2014 il M5S presenta un ordine del giorno al bilancio della Camera sulle pensioni dei parlamentari. IL PD VOTA CONTRO.
– Per tentare di salvare le apparenze, il 7 maggio del 2015 il Pd approva una delibera sui vitalizi agli ex parlamentari condannati. Il M5S si oppone perché si tratta di una truffa: viene revocato l’assegno solo a 10 parlamentari su oltre 1.500 e a molti di loro è già stato restituito con tanto di arretrati.
– Il 20 maggio 2015, in sede di esame delle riforme costituzionali, il M5S presenta un emendamento per abolire i vitalizi. IL PD VOTA CONTRO.
– Dopo aver bocciato le nostre proposte viene depositata la legge Richetti ma solo come operazione di facciata, infatti il Pd la tiene ferma nei cassetti.
– Ad agosto 2015 il M5S propone ancora un ordine del giorno al bilancio della Camera sul ricalcolo dei vitalizi ma viene dichiarato INAMMISSIBILE.
– Ad agosto del 2016 il M5S presenta due ordini del giorno al bilancio sui vitalizi dei parlamentari, chiedendo di applicare gli stessi parametri dei cittadini o almeno di introdurre un tetto agli importi. Entrambi vengono dichiarati INAMMISBILI.
– Il 22 marzo 2017 il M5S presenta una delibera in Ufficio di Presidenza per applicare la legge Fornero ai parlamentari. IL PD VOTA CONTRO sostenendo che si debba votare in Aula, dove però non arriva nulla.
– Il 2 aprile di fronte alle telecamere delle Iene il Pd promette di approvarla presto
– Il 10 maggio il M5S propone di abbinare la proposta di legge Lombardi a quella Richetti. IL PD VOTA CONTRO.
– Il M5S rinuncia alla quota riservata all’opposizione pur di far arrivare in Aula la legge Richetti.
– Il 16 maggio si decide che la legge sarà esaminata in Aula il 31 maggio.
– La legge invece slitta a data da destinarsi perché manca il parere della Ragioneria di Stato.
– Il 17 luglio il M5S chiede ed ottiene un appuntamento presso la Ragioneria di Stato scoprendo che il parere non viene fornito perché, dopo 20 giorni dalla richiesta, il Parlamento non ha comunicato i dati necessari.
– Rosato annuncia una proposta risolutiva che non arriva mai e si va in Aula senza il parere della Ragioneria. Il 26 luglio 2017 viene approvata la legge Richetti e va in Senato, dove resta arenata.
– Il 3 agosto il M5S presenta di nuovo un ordine del giorno al bilancio della Camera sulle pensioni d’oro dei parlamentari ma viene dichiarato INAMMISSIBILE.
– Il 15 settembre i parlamentari del M5S firmano un impegno formale di rinuncia.

Il Pd ha fatto e sta facendo di tutto per non approvare l’abolizione definitiva dei vitalizi, ha solo preso in giro i cittadini. Ci penserà il MoVimento 5 Stelle quando sarà al Governo ad abolire tutti i privilegi.”


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Boldrini nella bufera: così prende per i fondelli sul web i terremotati che da 2 anni vivono al gelo nel centro Italia

Che i politici abbiano la faccia di bronzo è notorio, ma questa volta la Boldrini ha battuto tutti. Ieri sera alla Camera si teneva il concerto di natale, solita manifestazione di super lusso per pochi intimi a spese degli italiani. La nostra “signora dei migranti” ha pensato bene di dedicare questo evento ad una parte di italiani che da due anni ricevono dai politicanti una marea di attestazioni di solidarietà accompagnate da zero fatti: i terremotati del centro Italia.


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E’ ancora notizia di ieri il fatto che le tristemente celebri casette in legno abbiano i boiler inutilizzabili poichè posizionati sul tetto e, con il gelo di questi giorni, se accesi rischiano di esplodere. E la Boldrini, con grande tempismo che fa? Leggete e giudicate da soli…


Fusaro: ‘Il M5S difende le classi oppresse, il PD euroservo difende la classe dominante’


Nel corso della puntata odierna di Coffee Break il conduttore Andrea Pancani ha letto i punti salienti della lettera del deputato del M5S Luigi Di Maio al Corriere della Sera.
Il candidato premier 5 Stelle aveva spiegato due idee importanti del movimento: una banca di investimenti che stabilizzi il sistema del credito e finanzi le imprese italiane con tassi agevolati e uno sforamento temporaneo del rapporto deficit-PIL per sostenere la ripresa.


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Ospite in studio, Diego Fusaro ha commentato le parole di Di Maio dicendo: “Saluto con entusiasmo cotali affermazioni perché rivelano che finalmente il M5S prende realmente a difendere le due classi oppresse oggi, che sono il ceto medio imprenditoriale nazionale e il ceto lavoratore nazionale. Sicché occorre ripartire all’interesse nazionale che echeggiava nelle parole di Di Maio. Secondo punto, abbiamo invece un altro partito di cui si è testè parlato, orwelliano fin nel nome, che invece essendo un partito euroservo e turboatlantista sta puntualmente difendendo sempre e di nuovo, sempre e solo, la classe dominante, cioè l’élite finanziaria apolide”. Il Pd – ha proseguito il filosofo – sta sempre e solo “difendendo questa classe contro l’interesse nazionale dei lavoratori e dell’impresa nazionale. In primis rammemoriamo sempre il CETA, il trattato di libero scambio con il Canadà, che ha colpito in un colpo solo la classe lavoratrice e la classe produttrice imprenditoriale nazionale”. E ancora: “Ricordiamo il Jobs Act, che fa ridere fin dal nome naturalmente con questo servilismo anglofono di maniera, che è stato un attentato ai danni dei lavoratori, che ha portato via in un colpo solo anni di conquista. Sicché oggi il 5 Stelle, tanto vituperato, deve intraprendere la giusta strada ponendosi come erede del vecchio Partito Comunista e ponendosi come erede delle classi dominate, che oggi sono, ricordiamolo, la classe lavoratrice, ma anche il ceto medio, che è oppresso dall’élite finanziaria”.

Preparatevi! il 4 Marzo si vota. Adesso è ufficiale

 La legislatura è ai titoli di coda e il capo dello Stato si prepara ad annunciarne la fine tra due settimane esatte, a cavallo tra Natale e Capodanno. L’ ipotesi che va prendendo corpo infatti è che Mattarella sciolga le Camere il 27 dicembre, proiettando il Paese verso le urne, previste per il 4 marzo.

Sebbene ieri il presidente della Repubblica abbia ricevuto al Colle Gentiloni per il rituale pranzo che precede i vertici europei, il tema non è stato oggetto di discussione. D’ altronde non ce n’ era bisogno: Quirinale e palazzo Chigi erano da tempo al lavoro e avevano già studiato le procedure per gestire l’ appuntamento. L’ idea di anticipare il termine della legislatura, che formalmente si concluderebbe in marzo, nasce dalla volontà di preservare il governo da qualsiasi intoppo parlamentare all’ indomani dell’ approvazione della legge di Stabilità.

Gli ultimi sviluppi politici, la disaggregazione di gruppi della maggioranza, consigliano di muoversi con celerità pari alla prudenza, per evitare che l’ esecutivo – per qualsiasi motivo – arrivi azzoppato alle elezioni. Deve piuttosto restare integro se – per qualsiasi motivo – ce ne sarà bisogno dopo le elezioni.

Perciò Gentiloni non salirà al Quirinale rassegnando il mandato, più semplicemente dichiarerà «esaurito» il suo compito. Non sarà una novità nella prassi, siccome esistono due precedenti, che non a caso sono stati esaminati: il governo Amato del 2001 e il governo Berlusconi del 2006. In entrambi i casi le Camere vennero sciolte con un breve anticipo senza che i presidenti del Consiglio dell’ epoca si dimettessero.

Così farà anche l’ attuale premier, a cui Mattarella chiederà il «disbrigo degli affari correnti», formula che sembrerebbe limitare l’ azione di Gentiloni. In realtà in passato, con lo stesso status, suoi predecessori presero decisioni importanti: come la concessione delle basi italiane per l’ intervento in Kosovo nel 1998.


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Insomma, Gentiloni resterà «in carica». E c’ è un motivo se questa è la decisione: l’ orizzonte dopo le urne appare a dir poco nebuloso. Con due Camere, due diversi elettorati e tre blocchi politici, non c’ è modello di voto che garantisca la formazione di una maggioranza parlamentare omogenea. Di più, c’ è il rischio che sia difficile comporne una, riproponendo lo «scenario spagnolo», lo stallo che impose a Madrid il ritorno alle urne: in quella situazione Rajoy rimase «in carica» in una situazione di limbo per dieci mesi.

Proprio per fronteggiare una simile eventualità è stata studiata la contromisura: una sorta di «prorogatio», come l’ ha definita Antonio Polito sul Corriere. In questo contesto Gentiloni rappresenta il maniglione d’ emergenza istituzionale.

Il premier – alla guida di un governo che sarebbe dovuto sopravvivere poche settimane e che invece ha «festeggiato» un anno – in un colloquio con La Stampa ha raccontato la sua esperienza sull’«ottovolante», iniziata il 12 dicembre del 2016: «Sono successe molte cose difficili da immaginare. Al mio successore lascio un’ Italia più stabile». Non solo resta da capire quando gliela lascerà, ma anche se la lascerà a qualcun altro.

lunedì 11 dicembre 2017

Terremotati, scandalo senza fine: le casette? Sono per zone estive e stanno esplodendo tutte le caldaie a causa del freddo

La denuncia arriva ovviamente tramitte Facebook. I sedicenti “giornaloni” sono troppo impegnati amenarcela sulle fake news e sull’inesistente “ritorno dei fascisti” per raccontare cosa stia avvenendo in questi giorni nelle zone del centro Italia colpite dal terremoto dello scorso anno. Nella foto vedete uan delle fantomatiche casette in legno consegnata la bellezza di soli 20 giorni fa


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I terremotati assegntari sono costretti a stare con l’acqua chiusa per evitare che le valvole dei boiler esplodano.

Come leggiamo da un post pubblicato dalla pagina Terremoto Centro Italia:  “Avevo detto subito che al massimo queste potevano essere soluzioni per località marine. Tetti con poca inclinazione, tubature troppo in alto nelle pareti e non coibentate, boiler esterni. Tutte soluzioni incompatibili con le condizioni meteo della montagna.

È ora di smettere di prendere in giro chi soffre, quando si verifica un evento estremo come quello che ha colpito noi la priorità non può essere la -finta- legalità…”

Questa la tragica realtà e l’ennesima presa per i fondelli da parte della politica parassita e dei suoi inetti e strapagati pubblici funzionari…


Bufera da Giletti! Cittadina truffata dal Governo Renzi sputtana i parassiti del PD



Una signora "truffata" dalla banca, grazie al decreto salvabanche del governo Renzi. Guardate la faccia di Gennaro Migliore Pd che era lì in studio. DA NON PERDERE.
(Non è l'arena. 10 Dicembre 2017)


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Luigi Di Maio lancia un appello a tutte le forze politiche per il bene dei cittadini. Ecco di cosa si tratta


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"Ho un appello da fare a tutte le forze politiche. Prima delle feste di Natale, prima dello scioglimento della legislatura, il Senato deve approvare la proposta di legge a prima firma Michele Dell'Orco, già approvata alla Camera dei Deputati all’unanimità, che dice una cosa molto semplice: tutte le famiglie hanno il diritto al riposo anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali." Luigi Di Maio

Al voto, al voto! Mattarella è pronto a sciogliere le Camere a Capodanno

Non ha fretta. Attende un segnale dal Palazzo Chigi per decretare la fine della legislatura e mandare in vacanza-lunga deputati e senatori già da tempo molto impegnati a parlar di collegi. Il presidente della Repubblica si aspetta ovviamente che l’ ultimo e decisivo tassello della legislatura vada in porto. Poi, dopo l’ approvazione in terza lettura al Senato della legge di Bilancio, ogni giorno è buono per chiamare i presidenti delle Camere e ordinare il game over della legislatura.


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Sui tempi dello scioglimento gli argomenti già presenti nel calendario di Camera e Senato hanno il loro peso, ma decisiva sarà la volontà politica su se e come spingere su alcuni provvedimenti. Il nodo non ancora sciolto si chiama legge sulla cittadinanza che a palazzo Madama è all’ ultimo posto dell’ ultimo calendario votato dai gruppi. Ultimo, ma c’è. Infilarlo nelle due ultime settimane di lavoro prima del Natale non sarebbe impossibile.

«Basta volerlo», sostiene Loredana De Pretis. La capogruppo di SI al Senato avrebbe preferito fosse il primo argomento dell’ ultima agenda di fine legislatura, ma prima c’ è il varo del fine-vita – previsto per giovedì salvo slittamenti – e il voto sul regolamento fissato per il 20. Eppure tra il 19 – giornata degli auguri con le alte cariche – e il 23 ci sarebbe tempo per votare per affrontare lo ius soli, «sempre che il Pd lo voglia», aggiunge la De Pretis che – pallottoliere alla mano – è convinta che la legge avrebbe «dai 157 ai 152 voti, senza contare alcuni senatori a vita e calcolando a favore solo un paio di Ap». Eh già perchè i centristi di Alfano vanno ormai in ordine sparso, ma insieme al Pd dovrebbero votare Mdp, SI e Ala.

GLI AFFARI

Numeri sul filo che non permettono ancora a Matteo Renzi di prendere una decisione che consenta l’ approvazione della legge sulla cittadinanza senza far correre rischi al governo Gentiloni che il Colle vorrebbe rimanesse in piedi per gli affari correnti sino all’ insediamento del nuovo Parlamento.

Il 28 dicembre, salvo slittamenti, il presidente del Consiglio terrà la consueta conferenza stampa di fine anno nella quale potrebbe considerare chiusa l’ esperienza di governo senza per questo dover dare le dimissioni. Tre giorni dopo sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a tenere il suo discorso di saluto agli italiani in diretta tv. Nei giorni scorsi al Quirinale hanno cominciato a mettere in fila gli argomenti da toccare nel discorso di fine anno, ma nemmeno ai suoi collaboratori il Capo dello Stato ha dato indicazioni su se verrà pronunciato a Camere sciolte o meno.

Tra la conferenza stampa di Gentiloni e i saluti del Capo dello Stato di Capodanno potrebbe essere firmato il decreto di scioglimento delle Camere che di fatto apre la campagna elettorale. A meno che – e potrebbe essere questa la novità – per esigenze di calendario, il Colle non preferisca attendere un’ altra settimana e sciogliere le camere per l’ Epifania in modo da avere come data disponibile per il voto non solo il 4 marzo ma anche il 18, visto che domenica 11 è fuori gioco perchè segna l’ inizio della Pasqua ebraica.

La Costituzione prevede infatti un tempo massimo tra decreto di scioglimento ed elezioni di 70 giorni, ma allungare di qualche giorno la legislatura, potrebbe concedere ai fautori dello Ius soli – da Renzi a molti ministri – quello spazio per votare magari anche dopo Natale o la cittadinanza o i provvedimenti che resterebbero indietro qualora l’ ordine del giorno di palazzo Madama subisse un’ inversione e lo Ius soli dovesse essere votato prima dell’ ultimo voto sulla manovra.

giovedì 7 dicembre 2017

Boldrini nei guai, una bella notizia per tutti gli italiani! Ecco perchè le toccherà cercarsi un lavoro velocemente

Una profuga della politica, una richiedente asilo che imbarazza la sinistra italiana. È il contrappasso di Laura Boldrini, la Presidenta della Camera che da mesi ha annunciato come il suo impegno “non è ancora finito” ma che non riesce a trovare un partito né una casa. Traduzione: non ha ancora capito che le può garantire una candidatura sicura per la prossima legislatura, quando l’ex portavoce dell’agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati non potrà più contare sulla sua prestigiosa poltrona a Montecitorio.


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Come ricorda Il Giornale, l’abboccamento con Giuliano Pisapia finora non ha portato frutti, anche perché l’ex sindaco di Milano pare avere le idee piuttosto confuse. Dopo aver rotto con Sel che l’aveva fatta eleggere nel 2013, la Boldrini ora è nel Misto e continua a “dialogare” anche con il Pd. “Si sta tenendo aperte tutte le porte – spiega al Giornale una fonte vicina a Pisapia -. Parla con Renzi, con D’Alema e con Pisapia, anche se ovviamente ha un canale privilegiato con quest’ultimo, tanto che alle riunioni di Pisapia presenzia il consigliere politico della Boldrini, Carlo Leoni. Uno dei grandi sponsor di Laura è Gad Lerner (“Avrà un ruolo molto importante”, assicura) che l’ha catechizzata in un faccia a faccia al Castello di Titignano per migliorarne la comunicazione. Il vero problema della Boldrini è questo: non piace. Popolarità crollata al 30% a pochi mesi dall’elezione, ora ai minimi termini a forza di sproloqui e pipponi su immigrazione, integrazione, risorse, europeismo forzato e femminismo andante. La beffa è che se tra i bersaniani di Mdp giurano come la Boldrini verrà ricandidata dai renziani del Pd, tra i renziani del Pd è corsa a tenerla un po’ a distanza. “Lei sta provando a fare un’operazione tipo la Lista Bonino – assicura al Giornale un parlamentare dem -: donna, impegnata sui temi alti, profilo istituzionale. Ma tutto dipende da due fattori: se si fa un accordo tra Pd e Pisapia, e poi dalla legge elettorale”. In un collegio uninominale, infatti, significherebbe di fatto mandarla allo sbaraglio.

Di Battista mette nei guai la Boschi su Banca Etruria: "Mente, ecco perchè"

Alessandro Di Battista tramite la sua pagina Facebook sputtana le bugie del Ministro Boschi riguarda Banca Etruria. Ecco cosa dice il pentastellato:


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"Questi sono i fatti:
Il 18 dicembre 2015 il Ministro Boschi disse in Parlamento di non essersi mai occupata di Banca Etruria. “Nessun favoritismo” tuonò in aula poco prima che intervenni io.
Tuttavia ci sono 3 fatti che la smentiscono. E chi mente al Paese deve andare a casa:
1. Marzo 2014: La Boschi è da poco diventata ministro. In casa sua, a Laterina, avviene un summit tra i vertici di Veneto Banca e quelli di Banca Etruria. Presenti Vincenzo Consoli (AD Veneto Banca), Flavio Trinca (Presidente Veneto Banca), Giuseppe Fornasari (Presidente Banca Etruria), Pierluigi Boschi (papà di Maria Elena all'epoca consigliere di Banca Etruria) e - per l'appunto - Maria Elena, Ministro della Repubblica.
2. 3 febbraio 2015: viene intercettata una conversazione telefonica tra babbo Boschi e sempre Consoli, ad di Veneto Banca. Boschi padre è alla ricerca di un salvatore per Banca Etruria. I due parlano della vicenda e poi babbo Boschi dice: “domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”. La figlia, ovviamente, è Maria Elena.
3. 9 maggio 2017: Ferruccio De Bortoli, un giornalista rigoroso, racconta nel suo libro che nel 2015 la Boschi avrebbe contattato personalmente l'AD di Unicredit Federico Ghizzoni per chiedergli di intervenire in Banca Etruria.
Questi sono i fatti. Ghizzoni va immediatamente convocato in commissione di inchiesta sulle banche. Il Movimento sta facendo una pressione enorme. Il PD è alle strette, dovrà cedere. Ancora una volta abbiamo dimostrato che in Italia finalmente qualcuno fa opposizione.
P.S. Il Presidente della commissione di inchiesta sulle banche è Pier Ferdinando Casini. Lui è parlamentare da 34 anni. Si sta giocando un seggio in questi giorni non ve lo dimenticate. Spera di essere candidato in una lista insieme al PD. Noi continuiamo a fare pressione!"

"Ora basta!" Ecco la verità di Di Maio sull'immunità parlamentare

Da giorni tutti i grandii giornaloni servi del potere stanno attaccando Di Maio su una vicenda al quanto assurda per non dire ridicola. Il PD ha manifestato l'intenzione di querelare Di Maio per tutta la verità che Luigi ha dato agli italliani in merito alle banche. Querela, a lro dire, che non può partire perchè Luigi si avvale della famigerata immunità parlamentare. Ma non è cosi, ci spiega tutto Di Maio:


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"A proposito di fake news: alcuni giornali continuano a sostenere che io mi sia avvalso dell’immunità parlamentare per sfuggire alle querele di un gruppo di giornalisti. È falso.
Abbiamo sempre detto che i portavoce del MoVimento 5 Stelle non utilizzano l’immunità prevista per i parlamentari e così è.
In merito alla querela ricevuta, e archiviata dal gip di Roma, i fatti sono i seguenti:
non mi è stata notificata alcuna querela, ma solo una richiesta di nomina di difensore;
la Procura non mi ha mai contestato alcun reato;
non mi è stato mai notificato il decreto di archiviazione e non ho mai avuto accesso agli atti.
Dunque non ho potuto né invocare l’immunità, né rinunciarvi.
Il giudice che ha archiviato ha evidentemente ritenuto applicabile il diritto di critica, riconosciuto a tutti i cittadini."

Le fake news una barzelletta, quando mai in politica si dice la verità?

Di Franco Bechis per "Libero"


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Non fosse che da qualche giorno stampa e tv mainstream continuano a rilanciare la polemica, sinceramente non ci sarebbe molto da dire sulla nuova polemica fra Matteo Renzi e il resto del mondo a proposito della presunta fabbrica delle fake news che avrebbe al suo comando Matteo Salvini e Beppe Grillo. Intendiamoci, di notizie false è pieno il mondo, e sono piene pure le pagine di giornaloni e gli archivi di tg e talk show televisivi ed è sempre stato così. E di vere e proprie balle sono piene le cronache politiche di oggi come del passato: quando mai partiti e uomini politici hanno detto la verità?Questa volta la polemica si fonda su un turbinio di bugie, e la prima è quella che attribuisce la scoperta di questa spectre leghista-grillina al New York Times. Mezzo Pd da giorni dà forza alla sua polemica contro la fabbrica delle fake news proprio con l’autorevolezza della “inchiesta” che avrebbe fatto la testata americana. Questa stessa è la prima fake news: come facilmente si può leggere scorrendo l’articolo del Nyt  https://www.nytimes.com/2017/11/24/world/europe/italy-election-fake-news.html la testata americana non fa alcuna inchiesta, ma un articolo di cronaca. Dove si racconta che Renzi si lamenta delle fake news e che un suo collaboratore, Andrea Stroppa, ha compilato un dossier sui legami fra pagine simpatizzanti del M5s e pagine simpatizzanti della Lega che ingigansticono e spesso inventano notizie politiche scandalistiche.


C’è un mondo da scoprire. Riconnettiti.

mercoledì 6 dicembre 2017

“L’Euro ci ha fatto più male della crisi” la verità sull'euro che nessuno ci racconta

(Franco Bechis per Libero Quotidiano) – Fino alla metà degli anni Novanta l’ Italia era uno dei motori dell’ economia del vecchio Continente, e salvo la crisi del 1992-1993 le variazioni del suo prodotto interno lordo ogni anno erano fra le migliori 10 di quella che oggi chiamiamo Europa a 28. Poi un giorno alla guida del governo di Roma arrivò Romano Prodi, si mise in testa di fare entrare l’ Italia nell’ euro rendendo tutti più felici grazie al pagamento di una tassa pensata proprio per quello (l’ eurotassa), e improvvisamente quel motore si inceppò.


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Nel 1996 la performance italiana scese dall’ 11° al 20° posto della classifica, l’ anno dopo scivolò al 24° posto e giù sarebbe restata alzando un poco la testa solo nel 2000 e 2001 (19° posto). Dall’ anno successivo fino ad oggi quella che un tempo veniva declamata come la quinta economia del mondo, è restata stabilmente fanalino di coda dell’ Europa a 28. Che ci fosse recessione o ripresa poco contava, il risultato del Pil italiano ha sempre oscillato durante 15 anni fra il 24° e il 27° posto nella classifica dell’ Europa a 28.

Con due sole eccezioni: l’ anno più orribile della crisi – quel 2009 con il Pil che scese di 5,5 punti che però era il 14° risultato in Europa – e l’ anno successivo, il 2010, dove il rimbalzino dell’ 1,8% portò l’ Italia al 12° posto in Europa. Quella sul Pil non è una classifica da campionato di calcio, ma è l’ indicatore dello stato di salute di un paese e della efficacia delle politiche economiche che lì si adottano.

Ogni forza politica utilizza i dati di questo o quell’ anno come fossero una medaglia da mettersi sul petto: cresciamo grazie a quel che abbiamo fatto, scendiamo un po’ meno perché siamo stati bravi. A parte che la medaglia ha poco senso quando finisci sempre in zona retrocessione, è evidente che le scelte di politica economica dei molti governi italiani che si sono succeduti in questi tre lustri, sono state semplicemente inefficaci: nemmeno un’ aspirina o una pillola ricostituente.

Eppure per quanto in modo talvolta maldestro in quegli anni si sono alternati premier diversi come Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, ognuno con programmi e ricette economiche particolari. C’ è chi ha provato ad abbassare le tasse, e lo ha fatto su blocchi sociali diversi, chi le ha aumentate, chi ha provato a tagliare parte della spesa pubblica, e chi tutt’ altra parte. Il risultato per tutti è stato identico: nulla.

Un candidato premier serio oggi analizzerebbe quei dati, convocherebbe i migliori economisti del paese e chiederebbe loro una risposta a una domanda semplice: perché dal 2001 ad oggi nessuna scelta di un governo italiano è riuscita ad agganciare il ciclo economico del momento? Perché ogni misura adottata ha avuto l’ effetto esattamente opposto a quello che ci si augurava, sempre frenando e non aiutando l’ economia italiana?

Ieri sul Corriere della Sera Federico Fubini citava il contenuto di un “occasional paper” pubblicato a dicembre dalla Bce dove un gruppo di economisti di più paesi analizzava i dati di questi 15 anni arrivando a conclusioni simili, e mettendo in evidenza come in questo arco di tempo sia il pil pro capite che il reddito pro capite degli italiani sia sceso a capofitto. Il reddito pro capite è scivolato del 12% fra il 1999 e il 2007 e un po’ meno proprio in piena crisi economica, fra il 2008 ed oggi (-11%).

Cifre di natura diversa, ma che in fondo dicono la stessa cosa: dal momento in cui è entrata nel sistema di regole della moneta unica l’ Italia e con lei gli italiani si sono grandemente impoveriti. Sembra essere in quel momento storico la risposta in grado di spiegare quella serie di dati: l’ euro, ma soprattutto il sistema di regole che si porta dietro, è la ragione di quella caduta economica da cui l’ Italia non è più in grado di sollevarsi. Un sistema che in gran parte d’ Europa viene interpretato con categorie più morali che economiche, con la chiave virtuoso/vizioso e non efficace/inefficace.

Ma la chiave morale è fuorviante: ogni paese ha una struttura economica diversa dall’ altro, e l’ Italia ce l’ ha diversa da tutti gli altri paesi. È la sola economia che si regge su milioni di piccole e medie imprese, che è fortemente frastagliata, e ha perso l’ unica dorsale che l’ accompagnava, quella dello Stato.

Questo tipo di struttura ha evidentemente bisogno di libertà di movimento, di creatività e fantasia per affrontare il mercato, e soffre più di ogni altra maglie rigide, regole che alla fine ne impediscano l’ azione. Dal trattato di Maastricht al Fiscal compact questa economia è stata imbavagliata e immobilizzata più di ogni altra, soffrendo danni ancora peggiori dalla stretta delle regole bancarie con i tre accordi di Basilea via via entrati in vigore. Quella stessa struttura frazionata dell’ economia spiega invece la migliore resistenza dell’ Italia davanti allo tsunami della crisi economica internazionale: ha assorbito meglio di altre l’ ondata che travolgeva tutti sminuzzandola in tanti rivoli più assorbibili.

Accettare quel sistema complessivo di regole è stato un rischio grosso per l’ Italia e a consuntivo possiamo dire certamente un danno. Pensare che oggi parte di queste regole (il fiscal compact, il deficit strutturale consentito etc…) invece di ammorbidirsi possano diventare ancora più rigide grazie al nuovo schema di governance dell’ euro che oggi presenterà il presidente della commissione europea Jean Claude Junker, fa venire letteralmente i brividi. È giunto il momento per l’ Italia di mettersi davvero di traverso.

martedì 5 dicembre 2017

Luigi Di Maio "incanta" gli italiani ospite da Floris. Ecco la sua intervista






Luigi Di Maio ospite a DiMartedì. Ecco l'intervista completa:


GUARDA IL VIDEO:


Maria Elena Boschi e Ferruccio De Bortoli, il botta e risposta su Twitter dopo l'annuncio della causa civile

La notizia ha tenuto banco lunedì sera: sette mesi dopo la pubblicazione del libro Poteri Forti, Maria Elena Boschi ha deciso di fare causa a Ferruccio De Bortoli. Ma, attenzione: causa civile, perché i termini per presentare l'annunciata denuncia per diffamazione - sei mesi - sono scaduti. Insomma, Maria Elena (sulle presunte pressioni sull'ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni,


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 per acquisire Banca Etruria) non vuole un confronto in tribunale, ma soltanto soldi. Una circostanza che non è sfuggita, affatto, a De Bortoli, il quale ha commentato su Twitter: "Mi aspettavo l'annunciata querela per diffamazione, che non è mai arrivata. Dopo quasi sette mesi apprendo che l'onorevole Boschi mi farà causa civile per danni. Grazie". Pronta la replica della Boschi, che appare più che mai nervosa e stizzita, anche un pizzico arrogante: "Grazie a Lei, Direttore. Ci vediamo in tribunale, buona serata". Già, ci vediamo in tribunale...


Luigi Di Maio: "Abbiamo un programma per migliorare la qualità della vita degli italiani-2

Il Rally tour per informare gli italiani del programma di Governo del M5S è partito. Luigi Di Maio, candidato premier per i pentastellati, è uno stakanovista. Nella sua ultima dichiarazione, rilasciata tramite il suo account di Facebook, Luigi parla di programmi e lancia una frecciatina ai giornalisti:


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"Ogni giorno un giornalista si sveglia e sa che deve tirare per la giacchetta il MoVimento 5 Stelle. Un giorno la Lega, un altro "la cosa rossa". Per corroborare la tesi ci si affida, a seconda dei casi, o al racconto di incontri mai avvenuti o a virgolettati falsi e non attribuiti a nessuno. Il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze con nessuno e non sta pensando a chi "aprire" o con chi "fare intese".
Da una settimana è iniziato il Rally per l'Italia perché la mia priorità è raccontare a quante più persone possibile il nostro progetto. Ho il piede sull'acceleratore per incontrare aziende, imprenditori, associazioni, professionisti, studenti, cittadini, mamme. Questa è la mia unica preoccupazione. Il nostro obbiettivo è avere i numeri per formare il nostro governo. Se il giorno dopo le elezioni i numeri non saranno sufficienti, allora ci rivolgeremo a TUTTE LE FORZE POLITICHE (in piena trasparenza) seguendo le prassi costituzionali. Avremo un programma articolato per punti e chi ci darà la fiducia farà partire il governo che cambierà il Paese e assicurerà una migliore qualità di vita agli italiani per proiettarci finalmente nel futuro.

L'unica considerazione seria davanti al pulviscolo di partitini e alleanze improbabili è che nessuno di loro ha le idee chiare per andare al governo. A destra bisticciano (in Sicilia la Lega ha già mollato la maggioranza facendo piombare la regione nel caos), a sinistra continuano a scindersi fino all'infinito e sono definitivamente fuori dalla partita per il governo.
Noi partiamo dal 30% e possiamo arrivare al 40%. In Sicilia, nelle peggiori condizioni politiche possibili, abbiamo raggiunto il 35%, alle politiche le condizioni per noi sono più semplici. Siamo gli unici compatti con un unico programma e un unico candidato premier. Gli altri continuino a litigare per le poltrone e per la "leadership".
Noi siamo avanti. Il Rally è già iniziato. Ci vediamo al traguardo!
Ps. Inutile parlare di parlamentarie in questo momento. Non ci saranno parlamentarie prima dello scioglimento delle camere."

L'editoriale di Travaglio che sputtana Renzi e la Boschi in maniera epica!

di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 5 Dicembre


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“Più che alla tradizione del bue che dà del cornuto all’asino (anzi al bue), la campagna contro le fake news lanciata dal noto spara-balle Matteo Renzi fa venire in mente un brevissimo film dei fratelli Lumière, L’arroseur arrosé (L’innaffiatore innaffiato). O una frase di Carmelo Bene in Un Amleto di meno: “È bello al minatore saltare in aria della sua stessa mina!”. L’altro giorno, sullo scandalo Etruria, il noto bufalaro pensava di aver chiuso la partita grazie alla testimonianza del procuratore di Arezzo alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, esattamente come quest’estate si illudeva di aver liquidato l’altra affaire che gli leva il sonno, Consip, grazie all’audizione del procuratore di Modena Lucia Musti al Csm. Purtroppo per lui, nel breve volgere di un paio di giorni, si è scoperto che entrambi i casi sono più aperti che mai. Su Consip, mentre Renzi e i suoi cari strillavano al golpe militar-giudiziario, bastò leggere il verbale della Musti per scoprire che mai la pm aveva detto ciò che i renziani e i giornaloni al seguito le avevano attribuito: e cioè che il capitano Scafarto e il colonnello Ultimo del Noe l’avevano sollecitata a colpire Renzi con la frase “Lei se vuole ha una bomba in mano e può farla esplodere. Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi”. La prima parte della presunta frase sarebbe di Ultimo, datata 2015 e riferita a un filone dell’indagine Cpl Concordia (estraneo a Renzi) passato a Modena. La seconda sarebbe invece di Scafarto, risalente al 2016 e riguardante l’inchiesta Consip, a cui l’ufficiale stava lavorando per i pm di Napoli e in cui emergevano i nomi di Renzi, babbo Tiziano e altri del Giglio Magico. Fine del golpe.

Ora, su Etruria, si replica sullo stesso copione. Venerdì il capo della Procura di Arezzo Roberto Rossi, già noto per le bugie e le omissioni rifilate al Csm sul suo conflitto d’interessi di consulente del governo Renzi e di titolare dell’azione penale su Etruria, viene audito in Commissione. Attacca Bankitalia per una storia priva di rilevanza penale (il presunto tentativo di fondere Etruria a Pop Vicenza) ed estranea alla sua competenza territoriale (degli organi di vigilanza si occupa la Procura di Roma). E rivela che, nelle sue indagini sulla bancarotta dell’istituto aretino, non è emersa alcuna responsabilità di papà Boschi. Questi infatti era “solo” membro del Cda dal 2011 e vicepresidente dal 2014, mentre i crediti non garantiti erano stati deliberati fino al 2010 (e le successive proroghe firmate dai suoi Cda? Boh). Siccome Rossi non invoca il segreto investigativo, l’opposizione gli domanda degli altri filoni d’inchiesta su Etruria.

Ma lui – dopo avere scagionato Boschi sr. – tace. Non ha ancora finito di parlare, ed ecco Renzi e la sua batteria partire come un sol uomo con una raffica di dichiarazioni, tweet e interviste: “Nel crac Etruria i Boschi non c’entrano, è tutta colpa di Visco e Bankitalia”. La Stampa titola addirittura: “La Procura di Arezzo punta Bankitalia” (falso: non è neppure competente, tant’è che ha trasmesso gli atti su Bankitalia e Consob a Roma). Domenica però la Verità scopre che in uno dei filoni di cui Rossi non ha voluto parlare, papà Boschi è indagato per falso in prospetto. Notizia non più coperta da segreto investigativo, perché è già stata comunicata all’indagato con la notifica della proroga delle indagini dopo i primi sei mesi: dunque Rossi ha taciuto un’informazione decisiva e non segreta al Parlamento (lui però dice che ha fatto un cenno col capo), facendo credere che le indagini abbiano totalmente scagionato papà Boschi e regalando un assist elettorale a Renzi. Vedremo se ora il Csm e il Pg della Cassazione si sveglieranno, o continueranno a lasciarsi (e a lasciarci) prendere in giro. E se Renzi & C. oseranno ancora menarla con le fake news degli altri, vista l’iperproduzione della casa. Domenica, mentre il Bomba veniva sbugiardato per l’ennesima volta, Repubblica usciva con una nuova, sensazionale inchiesta dal titolo “Così si finanzia la fabbrica delle fake news” e smascherando una pista “che porta a Londra, a Mosca, in Albania” e parte nientepopodimenoché “da una fabbrica di manufatti in alluminio a Terni”. Lì, “in una sera gelida di novembre, durante una pausa di cambio turno, Leonardo, un metalmeccanico di 34 anni, ex punk, la terza media in tasca e i soldi per comprare il primo modem non più di sei anni fa, apre le porte del Sistema”. Perbacco: il Sistema, maiuscolo. Con un modem e la terza media. Roba grossa, “un fiume di denaro”.

Del resto “Leonardo di cognome fa Piastrella”, ma attenzione: quando diventa un “cavaliere nero dell’intossicazione online”, si fa chiamare “Ermes Maiolica”, e con quel nome è diventato “il più noto bufalaro italiano”. Infatti “un giorno alla sua porta” indovinate chi “bussa”? “I broker pubblicitari”. In cerca di che? Di “gente che faccia traffico”. Incredibile ma vero: Piastrella-Maiolica avrà solo la terza media, ma ha scoperto una verità sconvolgente. Tenetevi forte: “Più traffico hai, più soldi prendi dalla pubblicità”. Capito come siamo messi? Più gente frequenta un sito o una pagina social, o legge un giornale, o guarda una tv, più aumenta la pubblicità: non è incredibile? E le rivelazioni non finiscono qui: a Londra c’è una società pubblicitaria, la Clickio, filiale di una “casa madre russa, la AdLabs”: e l’hanno fatta entrare in Gran Bretagna, capite? Altre prove del patto d’acciaio Putin-Grillo-Salvini non ne occorrono. Ma Repubblica, generosamente, vuole esagerare: “Da qualche giorno, in Rete ha cominciato a fare capolino un certo Vincenzo Ceramica. Provate a indovinare chi sia”. Escludendo il troppo scontato Piastrella-Maiolica, potrebbe trattarsi di Renzi, per gli amici Er Mattonella.

lunedì 4 dicembre 2017

Di Battista in diretta tira fuori un foglio che ammutolisce Floris! GUARDATE E DIFFONDETE

Di Battista zittisce Floris: 'Ecco tutte le coperture per il Reddito di Cittadinanza'

Molti si chiedono quali siano le coperture per la proposta di legge del M5S sul reddito di cittadinanza, perciò Alessandro Di Battista ha portato in diretta a Di Martedì il documento con tutti i dettagli. Il conduttore ha anche messo in dubbio i tagli che i 5 Stelle vorrebbero fare per trovare le coperture, ma il deputato ha smontato una per una tutte le sue affermazioni.


GUARDA IL VIDEO:




Floris ha anche avuto il coraggio di paragonare il reddito minimo agli 80 euro di Renzi: "Ma non è un altro bonus un po' più ampio. Quelli erano 80 euro di Renzi e voi ne date 300". Di Battista ha replicato dicendo che "ci sono persone che l'Istat calcoli la soglia di povertà in 780 euro e lo Stato paga dei pensionati 480, quindi sotto la soglia di povertà".







L'intervento di una studentessa che fa commuovere Luigi Di Maio

 Luigi Di Maio si trovava in una scuola di Portici. Mentre questa ragazza faceva il suo intervento, il portavoce M5S non è riuscito a trattenere l’emozione e si è commosso. Trasparente, spontaneo, vero. Questi episodi ci solpiscono, perchè non siamo abituati a una classe politica vicina alla gente e alle problematiche delle persone comuni. Vedere un parlamentare emozionato per le parole di una giovane ragazza ci ricorda che la speranza è l’ultima a morire.


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Banca Etruria, scandalo infinito! Il Pm che vuole scagionare il papà della Boschi? E’ sotto indagine per averlo “coperto” in maniera un pochino sospetta


Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi rischia di finire nuovamente di fronte al Csm. Accusato di aver mentito di fronte alla commissione parlamentare riguardo allo stato delle inchieste che conduce su Banca Etruria.


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Durante la sua audizione di giovedì – quando gli è stato chiesto di parlare della posizione di Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena – ha infatti omesso di rivelare che il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati per falso in prospetto e che su questo le verifiche sono tuttora in corso.

Rossi avrebbe potuto appellarsi al segreto istruttorio, ma ha invece deciso di svelare lo stato delle sue indagini. Si è dilungato proprio sugli elementi a carico di Boschi spiegando che gli accertamenti avevano escluso una sua responsabilità per la bancarotta e ha espresso critiche all’ operato di Bankitalia.

Dichiarazioni che hanno provocato una serie di bordate dei parlamentari del Pd proprio contro Palazzo Koch, mentre Matteo Renzi annunciava querele del sottosegretario Maria Elena Boschi. I commissari hanno ulteriormente insistito per sapere a che punto fossero gli altri filoni ma a quel punto Rossi ha preferito tacere. Soprattutto ha omesso di rivelare che quello per la bancarotta non è l’unico filone che coinvolge Pier Luigi Boschi.

Il banchiere è indagato insieme al presidente Giuseppe Fornasari, agli altri consiglieri del cda in carica nel 2013, al direttore generale Luca Bronchi e ad alcuni componenti del collegio sindacale per l’ emissione delle obbligazioni subordinate effettuate per cercare di ripianare la situazione economica della banca dopo la scelta dei soci di non sottoscrivere l’ aumento di capitale. Nel prospetto informativo mancano però le informazioni sui rischi per gli investitori.

La Consob lo segnala alla Procura di Arezzo che apre un fascicolo per falso in prospetto, poi notifica multe agli amministratori per oltre due milioni e mezzo di euro. A Boschi vengono chiesti 30 mila euro. Qualche settimana fa, secondo quanto scrive il quotidiano La Verità, i magistrati hanno chiesto una proroga delle indagini.

L’accusa è di aver «omesso di riportare nel prospetto, o in un eventuale supplemento dello stesso, dettagliate informazioni in merito alla situazione aziendale», ma anche di aver «fornito alla Consob informazioni lacunose e non corrispondenti alla reale situazione aziendale». Durante l’audizione Rossi ha parlato genericamente di verifiche in corso su Consob e Bankitalia, omettendo peraltro di spiegare che la competenza in questo caso è dei magistrati romani.

Nulla ha invece detto sul coinvolgimento di Boschi e degli altri amministratori e manager, alimentando così la convinzione dei politici che le indagini fossero terminate. Il senatore di Idea Andrea Augello, che nei giorni scorsi aveva già evidenziato «lacune nell’ audizione di giovedì», ora va all’ attacco: «Ho già inoltrato al presidente Pier Ferdinando Casini – sottolinea – una richiesta formale per verificare l’ esistenza di un filone di indagine sulla denuncia della Consob riguardo alle falsificazioni dell’ ultimo prospetto per l’ emissione di obbligazioni subordinate di Banca Etruria. Se sarà confermato proporrò di trasmettere l’ audizione del dottor Rossi al Csm affinché ne sanzioni il comportamento reticente e omissivo davanti al Parlamento italiano».

Alessandro Di Battista ha un messaggio per ognuno di voi. Ascoltate e diffondetelo

Alessandro Di Battista ha un messaggio importante per ognuno di voi. ASCOLTATELO E DIFFONDETELO!

E poi per favore SOSTIENI IL RALLY CON UNA DONAZIONE QUI: http://m5s.info/donazioni2018
Il nostro unico lobbista è il popolo italiano: meglio migliaia e migliaia di microdonazioni che un'unica grande donazione!


GUARDA IL VIDEO MESSAGGIO:


domenica 3 dicembre 2017

Ecco le prove della "truffa" del Governo Renzi per salvare le Banche a danno di piccoli risparmiatori

Immagine Estratto conto di un piccolo risparmiatore di Banca Etruria prima e dopo il decreto Salva Banche del governo Pd: da 92.000 a 400 euro in una notte



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“Il contatto diretto. Il rapporto di fiducia con il cliente, il correntista che molto spesso è anche obbligazionista o socio e che ti affida i risparmi di una vita. Il sostegno alle piccole imprese, con l’elasticità e la comprensione per i momenti di difficoltà.

 Sono queste le qualità e le ragioni di esistere che di solito caratterizzano una banca popolare. Tutto cancellato con un tratto di penna dal governo Pd. Domenica scorsa, quasi alla chetichella, in un decreto che probabilmente sarà pure “affondato” nel mare magnum della Stabilità, in modo che possa viaggiare a fari spenti
Il Pd salva i banchieri e brucia i risparmi dei piccoli soci
Il “salva-banche” è un grande favore a quattro istituti (ripuliti dai crediti deteriorati) e soprattutto a chi li comprerà fra poco tempo. Mentre i loro azionisti e gli obbligazionisti subordinati vedono scomparire i propri risparmi. Chi aveva comprato bond meno garantiti dei cosiddetti “senior” ha visto sparire in un attimo 788 milioni di risparmi complessivi, mentre anche 150mila grandi e piccoli soci dei quattro istituti hanno visto andare in fumo almeno 2 miliardi di risparmi.

92.000 euro di risparmi scomparsi in una notte
Per Banca Etruria, una delle quattro salvate, è un bagno di sangue. La Popolare,governata anche dal papà del ministro Boschi e governata così bene da essere poi commissariata, aveva emesso circa 300 milioni di euro in bond subordinati. La perdita media è di 20.000 euro per cliente.
Tra gli acquirenti anche l’anziana Iunchita Elisei, 85enne di Fabriano, malata di Alzheimer. Una vita di lavoro le aveva fruttato 92mila euro di sudati risparmi, malauguratamente investiti nell’istituto di papà Boschi. Con quel tratto di penna, il governo Pd ha incenerito tutto e le ha lasciato la miseria di 473 euro (come visibile nella foto in alto) che suonano come una presa in giro.
Pagano tutto i piccoli risparmiatori
Il governo Pd strombazza l’addio all’epoca dei salvataggi bancari fatti a carico dei contribuenti (bail-out). E magnifica il passaggio all’era della responsabilità diretta delle banche sui loro conti (bail-in). Peccato che lo stesso esecutivo abbia fatto di tutto (e di corsa) pur di perfezionare questa operazione in anticipo sul primo gennaio 2016, data in cui entrerà in vigore in pieno il nuovo meccanismo, con il coinvolgimento anche degli investitori più tutelati e dei grandi correntisti. Palazzo Chigi sa a cosa andiamo incontro?
Nel frattempo, hanno pagato tutto i piccoli soci e risparmiatori, che spesso sono gli stessi correntisti indotti dai manager bancari della porta accanto a diventare pure azionisti o obbligazionisti. E che quasi sempre hanno scelto di farlo sulla fiducia, ignari delle condizioni reali della loro banca.
In attesa che scocchi il primo gennaio, l’asimmetria informativa è una piaga che non si sana in qualche settimana (per giunta con le festività natalizie di mezzo). Lo ha denunciato persino la Consob che ha chiesto in tal senso di modificare i contenuti della ratifica della normativa Ue e che richiama le banche alle loro responsabilità in termini di trasparenza.
La porta, ormai, i risparmiatori se la trovano sbattuta in faccia.” M5S Parlamento








Proposta del M5S che fa tremare la politica: "Aboliamo l'impignorabilità dello stipendio dei politici"

“Il M5S ha presentato una proposta di legge di poche righe finalizzata ad abrogare definitivamente la legge attuale e rendere lo stipendio del parlamentare pignorabile e sequestrabile come per tutti i cittadini”.


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Lo scrive, sul blog di Beppe Grillo, Maurizio Buccarella, portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato. L’impignorabilità, si legge nel post, è “un insopportabile privilegio della casta” e “una vera e propria ingiustizia”.

Scrive sul Blog:

E’ in discussione su Rousseau la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle sull’abolizione dell’impignorabilità degli stipendi dei parlamentari, un insopportabile privilegio della casta.
In Italia se sei in ritardo con il pagamento del mutuo, la Banca viene e ti prende casa o ti sequestra il capannone della tua impresa. Se hai un debito o devi risarcire qualcuno e non lo fai, ti pignorano la macchina, i mobili e i conti correnti. E se non hai altri beni, sui quali i creditori possono soddisfarsi, ecco allora che ti pignorano lo stipendio o, addirittura, anche la pensione. Questo vale per tutti. Tranne che per la casta dei politici parlamentari. Ed infatti i membri del Parlamento hanno quale ulteriore privilegio quello della impignorabilità e della insequestrabilità delle proprie indennità e delle proprie diarie (art. 5, legge n. 1261 del 1965).

Ne deriva, dunque, che un parlamentare qualora per esempio venisse condannato a risarcire un danno e non fosse intestatario di altri beni aggredibili, godrebbe di un trattamento differente e di favore rispetto a tutti gli altri cittadini, posto che nessun creditore potrebbe effettivamente pignorare o sequestrare i propri compensi da parlamentare.

Questa è una vera e propria ingiustizia. Per questo motivo il M5S ha presentato una proposta di legge di poche righe finalizzata ad abrogare definitivamente la legge attuale e rendere lo stipendio del parlamentare pignorabile e sequestrabile come per tutti i cittadini. Partecipa anche tu su Rousseau proponendo miglioramenti e modifiche.”

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/m5s-aboliamo-l-impignorabilita-degli-stipendi-dei-parlamentari-_3008653-201602a.shtml

FOTTUTO MARCHIONNE! NEGLI USA IL SINDACATO E’ SERIO: ECCO QUANTO GUADAGNANO GLI OPERAI GRAZIE AD UN NUOVO ACCORDO, STRAPPATO A POCHI MINUTI DALL’INIZIO DI UNO SCIOPERO VERO E TOTALE



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IL SINDACATO AMERICANO CE L’HA DURO – LA POTENTE UAW STRAPPA A MARPIONNE UN AUMENTO DELLA PAGA ORARIA PER GLI OPERAI GIOVANI DA 25 A 29 DOLLARI L’ORA – L’ACCORDO ARRIVATO 18 MINUTI PRIMA CHE SCATTASSE LO SCIOPERO – LA FIOM ROSICA: “FATECI VOTARE GLI ACCORDI COME IN AMERICA”

Adesso, entro la fine della prossima settimana, i 40 mila dipendenti Usa di Fca dovranno di nuovo esprimersi sulla bozza di accordo con l’azienda. Se dovessero bocciarla ancora una volta si aprirebbe una crisi senza precedenti al vertice del sindacato. A Detroit non si sciopera dal 2007…

Paolo Griseri per “la Repubblica”

 L’accordo è arrivato alle 23,41 di ieri notte in America, 18 minuti prima della scadenza dell’ultimatum che avrebbe fatto scattare il primo sciopero a Detroit dal 2007. E’ un secondo tentativo di intesa quello raggiunto dai vertici di Fca e da Dennis Williams, numero uno del sindacato Uaw. La sua prima trattativa con Sergio Marchionne che aveva prodotto il primo tentativo di accordo due settimane fa, si era conclusa con la bocciatura nelle fabbriche: due lavoratori Chrysler su tre avevano detto no a un’intesa giudicata troppo favorevole all’azienda perché non eliminava la differenza tra le paghe dei nuovi assunti e qulle dei lavoratori senior.

 Con la minaccia di sciopero in tasca Uaw è tornato a trattare e ieri ha raggiunto una nuova ipotesi di accordo. Che, secondo le indiscrezioni, avrebbe alzato da 25 a 29 dollari l’ora la paga massima che verrebbe corrisposta ai nuovi assunti in modo da portali, nell’arco di otto anni, allo stesso livello di salario dei lavoratori più anziani.

E’ questo aumento che in una nota Dennis Williams ha definito un «significativo miglioramento » rispetto alla precedente ipotesi di accordo. Questa mattina i 200 dirigenti del sindacato si riuniranno in una sala dell’hotel Marriott al Reinassence Center di Detroit e decideranno se davvero il nuovo testo è migliorativo del precedente.

Ma non è il loro giudizio quello che conta davvero: due settimane fa i dirigenti avevano approvato anche il precedente accordo poi sonoramente bocciato dai loro iscritti. Entro la fine della prossima settimana infatti si terrà un nuovo referendum tra i 40.000 iscritti Uaw negli stabilimenti Chrysler.

Se diranno sì, l’accordo diventerà operativo. Se prevalesse nuovamente il «no» si aprirebbe un serio problema di leadership nel sindacato, ormai rappresentato da un vertice che non gode del sostegno della base. Molto dipenderà dalla campagna elettorale che partirà nelle prossime ore sui social network. In occasione del precedente referendum i tweet contrari all’intesa erano prevalenti.

 «Fateci votare gli accordi come accade in America» gridavano ieri sera i militanti della Fiom riuniti di fronte al museo Ferrari di Modena ad attendere John Elkann, Sergio Marchionne e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’occasione era la cena della banca d’affari Bdt, club esclusivo per le famiglie più ricche d’Europa. La contestazione era rivolta ai vertici Fca accusati di discriminare nelle trattative i metalmeccanici della Cgil e a Renzi per le leggi sul lavoro e «l’asse tra governo e imprenditori».

 Al termine della cena, la riunione si è trasferita da Modena a Maranello dove questa mattina si svolgeranno i lavori della conferenza. L’incontro si svolge nella sede del Cavallino nelle ore che potrebbero precedere l’annuncio del filing in vista della quotazione alla Borsa di Wall Street con le vendita del primo pacchetto del 10 per cento di Ferrari.

Secondo indiscrezioni l’annuncio del prezzo (compreso tra 9 e 11 miliardi di euro) potrebbe arrivare questa sera a borse chiuse.

FONTE:
CNN

Renzi dice una bufala sul M5S, Formigli lo umila in maniera epica!

Matteo Renzi non si smentisce mai. In diretta a "PiazzaPulita", l'ex Premier dice una fake news sul programma del M5S: &quo...