sabato 21 ottobre 2017

Loro tre continuano a sprecare i soldi degli italiani. Ecco le cifre monstre


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l’ultima delle idee che è venuta in mente a Matteo Renzi, a Sergio Mattarella, a Laura Boldrinie a Piero Grasso è stata quella di iniziare a tagliare da subito qualcuno di quei costi. Intendiamoci, a parole sono tutti dei campionissimi nel farlo. Ma quando poi si va ai numeri, arriva l’amara sorpresa. E i numeri sono quelli contenuti nella tabella n. 2 del ministero dell’Economia allegata alla legge di Bilancio per il 2017.

Alla voce “Spese per organi costituzionali e a rilevanza costituzionale” è scritta per l’anno prossimo una cifrona: 1.768.313.731 euro. Nessun taglio, anzi: 22 milioni più di quanto alla stesa voce era scritto per il 2016 nella legge di stabilità dell’anno scorso. Siccome quando si tratta di previsioni, è un po’ come con le parole – si dice quel che la gente vuole sentire, perché fa fine e non impegna – l’anno scorso il governo aveva preso l’impegno di tagliare lo stanziamento per gli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale di 14 milioni, portandoli a un miliardo e 732 milioni. Siccome invece di tagliare, li ha aumentati, fra il dire e il fare la spesa è lievitata di 36 milioni. Renzi non ha avuto il coraggio di quelle forbici. Ma anche gli altri protagonisti fanno finta di nulla. Perché le somme stanziate dal governo come dotazione per Camera, Senato e presidenza della Repubblica, sono esattamente quelle che i tre organi costituzionali hanno chiesto con lettera al ministero dell’Economia. Per non bisticciare con nessuno, il governo ha detto di sì.

Tutti e tre i signori delle istituzioni per altro hanno in più occasioni fatto sfoggio dei presunti risparmi ottenuti con la prudente gestione dei bilanci delle loro istituzioni. L’ultima a essersi pavoneggiata di quel successo è stata la Boldrini, a fine ottobre, in un post su Facebook seguito a una sua intervista a Piazza Pulita: «Alla Camera, noi in questi 3 anni abbiamo risparmiato 270 milioni di euro». Ha pure aggiunto: «Il giorno stesso dell’elezione a presidente della Camera ho deciso di tagliare il mio stipendio del 30% e lo stesso ho fatto con i compensi dei miei collaboratori». Questa ultima affermazione per altro non si riferiva al suo stipendio, ma a una singola voce che ne è piccola parte: l’indennità di ufficio da presidente della Camera.

Il fatto è che per il Bilancio dello Stato, e cioè per le tasche dei cittadini, quei 270 milioni in tre anni non si sono affatto visti. Per il 2017 la Boldrini ha chiesto al ministero dell’Economia di versarle un assegnone da 943 milioni e 160 mila euro. E le è stato accordato. A quanto ammontava l’assegnone nel 2016? A 943 milioni e 160 mila euro. Risparmi reali? Nemmeno un centesimo. Stessa cosa per Grasso: la dotazione 2017 di 505 milioni e 360.550 euro è identica a quella del 2016. Zero risparmi. E stessa invarianza del costo si trova nella dotazione della Presidenza della Repubblica, che resta di 224 milioni nel 2017 come era nel 2016. In nessuno di questi casi dunque si trova traccia dei risparmi decantati, che pure partono da provvedimenti effettivamente adottati, come la riduzione degli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato dovuta alla progressiva introduzione di un simil-tetto a 240 mila euro (in realtà con altre voci si arriva a 350 mila euro). I risparmi lì dovrebbero esserci stati, ma non si vedono per i cittadini per un motivo semplice: quel taglio è sub judice, ed è motivo di contrasto fra organi dello Stato che dovrà risolvere la Corte Costituzionale. Per cui quei soldi sono stati accantonati nel caso dovesse andare male. Al momento non sono risparmi effettivi.

Qualche altra voce sale, una invece scende. Si tratta dello stanziamento previsto per il Cnel, che passa dai 8,705 milioni di euro del 2016 ai 7,125 milioni del 2017. In teoria dovrebbe passare a zero, se vincesse il sì al referendum, perché il Cnel è abolito. Siccome Renzi non è certo di vincere, intanto tiene il Cnel in piedi. Ma quella cifra indica come tante altre la grande differenza fra la realtà e la propaganda. Il ministro Maria Elena Boschi, rispondendo a una interrogazione parlamentare alla Camera a giugno sui benefici finanziari della riforma costituzionale, disse: «20 milioni all’anno arriveranno dalla abolizione del Cnel». Pare difficile risparmiare 20 milioni se il costo è 7,125 milioni: alla Boschi dovrebbe proprio riuscire un miracolo. Chi lo sa…

di Franco Bechis

Bufera su Striscia! Ha dato spazio a una denuncia del M5S. Quello che viene fuori è incredibile.

Bufera a Striscia! Il programma satirico più famoso d'italia da spazio a una denuncia del M5S. Quello che viene fuori è incredibile. Finalmente qualcuno si è deciso a dar voce a una denuncia gravissima che il M5S porta avanti da anni, gli unici sono stati questi due signori. Adesso vi chiediamo di mettervi comodi e di farlo girare ovunque. Intanto ringraziamo Antonio Ricci e Striscia la Notizia  per essersi interessati! Massima condivisione!!






Pazzesco a Roma. Ferrari e case con i soldi di Etruria, due arresti per la bancarotta della Privilege Yard


Civitavecchia, sviluppi nell'inchiesta sulla società che doveva costruire il maxi yacht. Al cardinale Bertone 700mila euro per beneficenze, consulenza da 500mila euro per l'ex senatore Baldassarri


ROMA - Se mai qualcuno avrà il coraggio di varare quella carcassa di yacht arrugginito, adagiato nel cantiere abbandonato della Privilege Yard al porto di Civitavecchia, un azzeccato nome di battesimo potrebbe essere "Mangiatoia". Quel progetto, infatti, nato col preciso obiettivo di succhiare denaro a un pool di banche (Etruria, Banca Marche, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bpm e Mps) ha sfamato l'appetito di tanti: dell'ex segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, degli ex parlamentari Mario Baldassarri e Vincenzo Scotti, del presidente dell'Autorità portuale Pasqualino Monti. E naturalmente quelli dell'imprenditore 76enne Mario La Via. L'uomo che diceva di voler costruire uno yacht, e invece regalava soldi non suoi.





Mario La Via, amministratore delegato della Privilege Yard fallita nel 2015, e Antonio Battista, componente del cda e unico delegato a operare sui conti bancari della società, sono finiti agli arresti domiciliari su ordine della procura di Civitavecchia, per i reati ipotizzati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari e violazione della normativa antimafia. Con il denaro prestato dagli istituti bancari, per dire, avevano acquistato una Maserati e una Ferrari Coupé da 320mila euro. L'indagine del Nucleo tributario della finanza ricostruisce tutte le distrazioni patrimoniali attorno allo yacht mai varato. Rendendolo un corpo di reato lungo 127 metri.

Il maxi finanziamento concesso alla Privilege dal consorzio di banche (Etruria era la capofila) ammonta a 190 milioni di euro, di cui circa 125 milioni effettivamente erogati. Un progetto che non stava in piedi fin dall'inizio ma che ebbe sponsor di alto livello e coperture. Risulta agli atti una lettera di garanzia da parte della Barclays, ottenuta "ricorrendo a pressioni di organi amministrativi e politici".

Non solo.

L'ex ministro Vincenzo Scotti della Privilege era presidente onorario. Lui e l'ex parlamentare Fli Mario Baldassarri andarono di persona a una riunione con esponenti di Banca Etruria per perorare la causa di La Via. Lo ha raccontato ai finanzieri Carlo Maggiore, il responsabile della Direzione Corporate Finance di Etruria. E che c'entra Baldassarri? È il rappresentante legale della Economia Reale srl, società che ottiene da Privilege un paio di consulenze, "per attività svolta presso Unicredit e Intesa al fine di concretizzare la loro partecipazione al pool bancario". Il compenso era di 500mila euro.

Quando i finanzieri vanno a perquisire la mega villa di Mario La Via a Roma in zona Quarto Annunziata - una sobria dimora di 4 piani con sala cinema, discoteca, palestra, 3 saloni di rappresentanza, parco, campo da tennis, piscina e spogliatoi, ristrutturata con 4 milioni di euro stornati dalle casse della Privilege e fatta passare come la foresteria della società - scoprono un dettaglio minimo, ma che racconta molto. "Sono stati rinvenuti segnaposti per cene eleganti con personaggi di prestigio e la corrispondenza con il cardinale Bertone". Ecco che viene fuori quanto ricostruito da Repubblica e Liberonelle settimane scorse: 700mila euro di bonifici erogati a favore di associazioni italiane ed estere "su richiesta, indicazione e sollecitazione di Tarcisio Bertone, tra il febbraio 2008 e il novembre 2012". Privilege Yard pagava anche l'affitto della casa di Pasqualino Monti, il presidente dell'autorità portuale di Civitavecchia che ha concesso l'area del cantiere, per una somma complessiva di 43.200 euro, "a circa il triplo dei valori medi di mercato per gli anni 2011 e 2012". Ma per Mario La Via i soldi non erano un problema

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/29/news/privilege_yard-145000225/?ref=fbpr

giovedì 19 ottobre 2017

Giorgio Napolitano, class action contro l'ex presidente della Repubblica: reati contro la sovranità

Nel mirino ci finisce il sovrano, ovvero Giorgio Napolitano: contro l'ex presidente della Repubblica scatta una denuncia di massa di mille cittadini tra imprenditori, pensionati e dipendenti pubblici, che hanno sottoscritto una serie di denunce presentate in diverse procure dal prossimo venti ottobre. Una class action contro Napolitano, promossa dal solito Niki Dragonetti, l'imprenditore che denunciò Laura Boldrini.


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Contro Napolitano, nella denuncia, si mette in rilievo "l'usurpazione della sovranità popolare perché in tutti questi anni ci hanno vietato di poter tornare a votare. Ci hanno imposto Governi tecnici che hanno solo provocato un sentimento di sfiducia tra gli elettori che hanno così perso il vero significato della parola democrazia. Basta i vari Renzi e Gentiloni, con mandato in scadenza. Basta i Monti, Letta e tanti altri Governi imposti da re Giorgio Napolitano unitamente ai presidenti di Camera e Senato".


Nella denuncia si fa riferimento al codice penale, articolo 287. "Non possiamo continuare a subire. Questa appoggiata da tantissime cittadini, altro non è che l'orgoglio italiano che sta emergendo. I cittadini vogliono tornare ad essere una componente essenziale per la scelta del Governo italiano e non una parte passiva e senza diritto alcuno". Dunque, Napolitano denunciato: un gesto eclatante per dar sfogo ai malumori di molti cittadini che individuano nel presidente emerito una delle principali cause delle sciagure italiane.

Cari pidioti, è ora di prendere il treno e levarvi per sempre dai piedi

Il Pinocchio fiorentino è tornato.
Ora il Bomba girerà l’Italia con il suo #TrenoPd per far credere ai pochi imbecilli rimasti di essere vicino al popolo.


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Ma il popolo non lo vuole più vedere: ieri alla stazione Tiburtina le persone intervistate gridavano frasi come “E’ un pagliaccio”, “Di lui non mi interessa nulla” e “Sa bene dove lo manderei”.
A casa lo abbiamo mandato quasi un anno fa, con il referendum del 4 dicembre, ma lui si ostina a restare in politica perché deve vendicarsi con il M5S.

E in parte il ducetto di Rignano c’è già riuscito. L’ultima porcata del Pd è una legge elettorale incostituzionale creata ad arte per far fuori i 5 Stelle rubandogli i seggi e regalandoli alle coalizioni.
Chi l’ha votata deve essere denunciato per aver privato gli italiani del diritto alla democrazia. Questa legge porcata l’hanno votata tutti i partiti, compresa la Lega di Matteo Salvini, il finto amico del popolo che per un seggio e una poltrona si è venduto l’anima alla casta.
Ora ai cittadini non resta che sperare nel M5S.
Sarà una battaglia ardua: se la legge elettorale passa anche al Senato, Luigi Di Maio e compagni dovranno ottenere più del 40% per poter conquistare l’Italia e liberarla da questi pagliacci al potere.
Dobbiamo sostenere questi ragazzi con tutte le nostre forze perché non possiamo più tollerare:
– Le menzogne dei fake media
– Le pensioni da fame
– I vitalizi dei politici
– La disoccupazione
– I giovani che fuggono all’estero
E tanti tanti altri problemi creati da questi incapaci.
E allora facciamoci sentire in rete, condividiamo questo articolo e facciamolo leggere ai nostri amici. Raccontiamo a tutti le infamie da loro commesse ai danni del popolo.
Andiamo tutti a votare alle prossime elezioni e in maniera democratica mandiamo a casa i pidioti una volta per tutte. Liberiamo questo benedetto, assurdo Belpaese.

La Raggi ad Amatrice per donare 313mila euro ai paesi terremotati

I soldi degli SMS solidali non sono mai arrivati a destinazione.
Quelli raccolti dalla giunta pentastellata a Roma, invece, sono già stati consegnati ai terremotati.


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Lunedì scorso la sindaca della capitale Virginia Raggi si è recata ad Amatrice, dove ha incontrato i sindaci di quattro Comuni colpiti dal terremoto dell’agosto 2016 e ha annunciato che, grazie alla solidarietà dei romani, sono stati raccolti ben 313mila euro.
Lo ha fatto sapere la stessa Raggi tramite Facebook:
“L’inesauribile solidarietà dei cittadini romani, che non hanno mai smesso di donare, ci ha consentito di garantire ad oggi 313mila euro alle 4 città più colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto: Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Norcia.

Siamo tornati ad amatrice per individuare con i sindaci le priorità verso cui destinare questa importante somma che sarà suddivisa in parti uguali. Ognuno di loro ci ha proposto e illustrato progetti che aiuteranno le popolazioni a rialzare la testa,” ha scritto la sindaca sul social network.
La prima cittadina della capitale ha poi detto come saranno impiegati i fondi:
“Amatrice ha proposto la realizzazione di un parcheggio ovvero l’utilizzo della propria parte per assicurare sgravi fiscali e contributivi alle imprese familiari: costituiscono il 99% del tessuto economico locale, ma sono state escluse dalle zone franche urbane istituite dal commissario per la ricostruzione.
Norcia investirà la propria quota per costruire una struttuta che comprenda una foresteria, un auditorium e un teatro, che consenta di costituire un nuovo polo di aggregazione civico e sociale.
Anche Arquata del Tronto si impegnerà a organizzare un nuovo centro di aggregazione, mentre Accumoli punterà sulla realizzazione di un polo universitario specializzato in scienze e tecnologie applicate all’agricoltura”.
L’esponente pentastellata ha concluso il suo post su Facebook spiegando di aver “accolto con favore ed entusiasmo le proposte formulate dai quattro sindaci. Grazie a questo importante percorso di condivisione, i romani saranno parte integrante del processo di ricostruzione. Attiveremo sul sito web di Roma Capitale un’apposita sezione per seguire in tempo reale l’evoluzione dei progetti e per consentire di continuare a donare.
Ancora una volta, con puntualità e concretezza, Roma si è dimostrata una grande comunità solidale. Grazie a Tutti”.

mercoledì 18 ottobre 2017

CLAMOROSA SVOLTA CASO CONSIP:”VOGLIAMO ARRIVARE A RENZI”. ECCO CHI HA RILASCIATO QUESTA CLAMOROSA DICHIARAZIONE.

Notizia del 15 settembre 2017 insabbiata dai media:

“Dottoressa, lei, se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi”. Così, in più di un incontro tra Modena e Roma, il capitano del Noe Scafarto e il colonnello Ultimo si rivolsero alla procuratrice di Modena Lucia Musti. Sono le frasi shock riferite dalla magistrata durante l’audizione tenuta il 17 luglio scorso al Csm.


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I colloqui risalgono alla primavera del 2015: ad aprile di quell’anno, la Procura di Modena aveva appena ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli e poi trasmessa per competenza territoriale nella città emiliana. In quelle carte c’era anche la conversazione tra l’ex premier Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi.
È la procuratrice a ricostruire i retroscena durante la seduta di oltre due ore e mezza davanti alla prima commissione del Csm, dove è aperto il procedimento per incompatibilità nei confronti del pm Henry John Woodcock, di cui sono relatori i togati Luca Palamara e Aldo Morgigni. Nel corso dell’audizione, la procuratrice Musti viene più volte incalzata dai consiglieri, che chiedono maggiori dettagli. E racconta di aver visto Scafarto e Ultimo particolarmente “spregiudicati” e come “presi da un delirio di onnipotenza”.
Per tutto il mese di agosto, il contenuto dell’audizione, alla quale hanno preso parte non solo i componenti della prima commissione ma anche altri consiglieri del Csm, è rimasto coperto dal più stretto riserbo. Ieri mattina, Palazzo dei Marescialli ha deciso di mandare la documentazione alla Procura di Roma, che indaga nei confronti di Scafarto, di recente promosso maggiore, con le ipotesi di falso e rivelazione del segreto collegate al caso Consip. Queste nuove carte, dunque, aggiungono ulteriori tasselli sul comportamento dei Carabinieri rispetto alla complessa ricostruzione alla quale stanno lavorando il procuratore della capitale, Giuseppe Pignatone, con il suo aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi.

Al Csm, la procuratrice Musti ha raccontato di aver avuto un primo incontro a Modena con Scafarto e un secondo con lo stesso Scafarto e l’allora vicecomdandante del Noe, Sergio De Caprio, conosciuto come il colonnello Ultimo a Roma. Colloqui sempre finalizzati esclusivamente a discutere dell’indagine. Gli ufficiali dei Cc le avrebbero parlato di due “bombe”: una era rappresentata proprio dall’inchiesta sulla Cpl Concordia, ritenuta dagli investigatori in grado di aprire squarci sul sistema delle cooperative; l’altra era indicata nel caso Consip.”

Manovra, nuovo furto di Stato: il Governo ci vuole morti. Si sono inventati una nuova estorsione, nel silenzio dei media

Con l’ultima legge di Bilancio, il governo punta a fare cassa senza dar troppo nell’occhio. Nella bozza approvata lo scorso lunedì è prevista una minipatrimoniale sulle polizze vita a capitale garantito, uno degli ultimi rifugi dalla voracità del fisco rimasti agli italiani in cerca di strumenti di risparmio.


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Dal 1 gennaio 2018 le compagnie assicurative dovranno comunicare la presenza dell’imposta di bollo del 2 per mille sulle polizze vita del Ramo I. L’imposta, spalmata nella durata della polizza di 10 anni, equivale a un prelievo di fatto del 2%. Come riporta il Sole 24 ore, i tecnici del governo prevedono di ottenere un gettito nel 2018 di 194 milioni in più e nel 2019 di almeno 292 milioni.

L’imposta di bollo dovrà essere versata “al momento del rimborso o del riscatto della polizza”. Finora erano già state tassate con l’imposta del 2 per mille le polizze vita del Ramo III e V. Il governo ha quindi deciso di estendere la tassaanche sulle polizze rivalutabili, tra le più diffuse perché non speculative, visto che sono garantite dalla restituzione del capitale investito.

Banca brucia i risparmi per le cure di un ragazzo disabile.

Il crac di Veneto Banca ha bruciato anche i risparmi di una famiglia destinati a alle cure del figlio rimasto paralizzato in un incidente stradale.


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Soldi che i genitori del ragazzo si erano visti riconosciuti come risarcimento per la tragedia che aveva colpito il figlio, all’epoca 16enne. Nel 2001, a Giavera, nel Trevigiano, era stato travolto da un platano mentre era in sella al suo scooter: l’incidente lo rese invalido. I genitori fecero causa al Comune che, nel 2005, fu costretto a pagare a titolo risarcitorio circa un milione di euro. Trasferita la somma su un conto corrente della filiale di Volpago di Veneto Banca, i coniugi furono subito sottoposti a un pressing da parte dei consulenti finanziari della banca per investire la liquidità in azioni dello stesso istituto.

“I vertici della filiale – racconta il legale della famiglia, Ivan Venzo – portavano i documenti da siglare a domicilio: tutto avveniva nel salotto dei coniugi”. Un’accanimento dettato dalla logica del profitto. Quando poi la Banca finì in risoluzione, le quote degli azionisti vennero azzerate, in ossequio alle assurde regole del Bail in, la direttiva europea approvata con toni festanti dal governo Letta. Tra gli azionisti che hanno perso tutto c’è la famiglia trevigiana, che però non si è arresa. Dopo il crac ha deciso di fare causa. “L’intento – spiega Venzo – è quello di recuperare quei soldi che investiti, dopo fortissime pressioni e in totale fiducia servivano per l’assistenza del figlio disabile”.



Rosatellum bis, Travaglio vs Rosato (Pd): “Non mi fido di voi. Siete...

Rosatellum bis, Travaglio vs Rosato (Pd): “Non mi fido di voi. Siete recidivi nell’incostituzionalità delle leggi elettorali”


ECCO IL VIDEO DEL CONFRONTO:




Polemica a Dimartedì (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e l’ideatore del Rosatellum Bis, Ettore Rosato (Pd). Il deputato spiega i motivi dell’assenza del voto disgiunto nella legge elettorale: “Ha senso in altri contesti, cioè quando si sceglie una carica monocratica, come il sindaco, e poi si vota il consigliere comunale all’interno del Consiglio, che è un’altra istituzione. Sono due cose diverse. Uno può mai scegliere un deputato di Forza Italia e un deputato del Pd? L’assenza di voto disgiunto aiuterà i partiti a mettere sui collegi persone di qualità. E la competizione sarà completamente diversa da quelle che abbiamo visto finora”. E accusa: “Abbiamo assunto ormai l’abitudine di definire ‘incostituzionale’ ogni cosa che non ci piace. Non c’è un solo costituzionalista che abbia tacciato di incostituzionalità questa legge. Dopo 10 anni di Porcellum, di cui tutti dicevano che non andava bene, nessuno si è assunto la responsabilità di cambiarlo. Noi invece abbiamo preso una legge che, secondo tutti, ci conveniva, e cioè il Consultellum, e l’abbiamo cambiata”. “Se il Consultellum fosse convenuto al Pd, avreste fatto il Consultellum” – replica Travaglio – “Io mi sono battuto contro il Porcellum, perché era fatto contro di voi. Mi sono battuto contro l’Italicum, perché era incostituzionale. E lo dicevano gli stessi giuristi, come Zagrebelsky e Carlassare, secondo cui anche il Rosatellum è incostituzionale. Voi dicevate che l’Italicum non era incostituzionale e avevano ragione quei giuristi. Io mi fido di loro e non di voi, perché voi siete recidivi nella incostituzionalità delle leggi elettorali“. E aggiunge: “A me interessa una legge elettorale neutra, con cui il cittadino sia libero di votare. Traduciamo in italiano la locuzione ‘voto disgiunto’. Vuol dire che sulla scheda ho due possibilità di voto: il mio candidato di collegio e la mia lista. Invece voi volete impedire questi due voti, mandando in giro, a fare lo specchietto per le allodole, il candidato del collegio uninominale. Uno si innamora di quel candidato, lo vota e poi, per effetto di trascinamento, si deve cuccare anche la lista dove voi avete già deciso chi sono i nominati”. Rosato ribatte: “Se noi avessimo messo il voto disgiunto, ci sarebbe stato un Travaglio che ci avrebbe detto: ‘Voi siete dei trasformisti, perché volete far votare da una parte il Pd e dall’altra Forza Italia per fare l’accordo insieme'”. “No, avrei battuto le mani”, risponde il direttore del Fatto”

“Boldrini ha taroccato un documento”: bomba del M5S che inguai la Boldrini

Una lettera, con la quale si contesta una violazione del Regolamento per favorire l’accordo sulla legge elettorale, è stata consegnata alla presidente della Camera Laura Boldrini. Il documento, presentato dal deputato Danilo Toninelli e dal senatore Vito Crimi del M5S, evidenzia come il testo del Rosatellum arrivato a Palazzo Madama


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contenga “una modifica sostanziale rispetto al testo approvato in assemblea”. Si contesta che il rinvio di un comma è stato corretto per sanare una contraddizione nel testo sul riparto dei seggi nel caso in cui una lista abbia ancora diritto a un eletto pur avendo esaurito i candidati nel collegio. E, stando al regolamento della Camera, il presidente non può farlo, come sottolinea Il Fatto Quotidiano.

L’articolo 90 prevede infatti due ipotesi nelle quali la Presidenza può intervenire: correzione di errori formali e coordinamento formale. Nel primo caso il governo o il Comitato dei nove possono chiedere all’ufficio di Presidenza di fare le modifiche necessarie prima del voto finale. Nel secondo caso, il presidente può intervenire qualora vi siano stati in aula “emendamenti che comportino una operazione di coordinamento tra il testo della Commissione e quello risultante dalle modifiche”. Nel caso del Rosatellum questo non si è verificato: l’errore era già contenuto nel testo base adottato dalla Commissione e mai sanato.

Loro tre continuano a sprecare i soldi degli italiani. Ecco le cifre monstre

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