sabato 17 febbraio 2018

Ecco la vera rimborsopoli: 1,75 miliardi incassati dai partiti illegittimamente


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In questi giorni tv e giornali hanno parlato molto di rimborsi, tirando fuori una faccenda che hanno chiamato "Rimborsopoli". Nessuno, però, vi ha raccontato veramente cos'è rimborsopoli e chi sono quelli che questi "rimborsi" se li sono intascati veramente, senza lasciarne traccia: dal 1994 al 2015 i partiti come Forza Italia di Silvio Berlusconi e il Pd di Matteo "Boomerang" Renzi, hanno preso dalle tasche degli italiani 1,75 miliardi di euro. Che fine hanno fatto questi soldi?

di Danilo Toninelli

Quello che ho in mano dottor Vespa è la vera rimborsopoli. Lei sa che nel '93 è stato approvato, con il 94% degli italiani, un referendum che aboliva finalmente il finanziamento ai partiti. Nel '94 si fa una legge che cambia la parola finanziamento in rimborso. Ma rimborso significa: mi viene restituito quanto spendo. Allora, sappiamo chedal '94 al 2015 - fonte l'Espresso - i vecchi partiti hanno incassato dallo stato 2 miliardi e 500 milioni di euro e hanno speso - quindi dovevano vedersi restituiti in qualità di rimborsi - 727 milioni. Risulta allora che più di 1.75 miliardi di euro sono stati incassati illegittimamente dai partiti. Questa è la vera rimborsopoli.

Con i giovani ed i programmi rimetteremo in piedi l'Italia


Dott.ssa Alessia D’Alessandro, è stata membro dello staff per il Consiglio economico della CDU. Candidata uninominale del MoVimento 5 Stelle in Campania per la Camera dei Deputati nel Collegio di Agropoli (SA).


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Sono Alessia D’Alessandro, ho 27 anni e sono di nazionalità italo-tedesca. Sono nata e cresciuta a Napoli, dove ho frequentato le scuole fino al raggiungimento della maturità. Da 11 anni risiedo nella costiera cilentana, esattamente a Castellabate. Nella mia esperienza in Germania, Paese in cui vivevo fino a pochi giorni fa, ho conseguito un master in Public Policy, in lingua inglese, specializzandomi in policy analysis. Ho svolto corsi approfonditi sul processo politico nell’Unione Europea, di Governance e legge, statistica, analisi economica applicata ed economia della conoscenza. In precedenza ho conseguito una laurea in Global Economics and Managment alla Jacobs University di Brema, approfondendo i temi finanziari, macro e microeconomici.

A Berlino ho lavorato per il Consiglio economico della CDU, un’esperienza di quasi un anno che mi ha permesso di conoscere il mondo dell'industria imprenditoriale tedesca (dalle PMI alle multinazionali) e di approfondire i temi trattati dalle 22 commissioni proposte dal Consiglio Economico, temi di rilievo politico nazionale, europeo ed internazionale.

La mia candidatura con il Movimento

Ho deciso di candidarmi con il M5S perché per me è sempre stata l'unica opzione. Da anni seguo con interesse il M5S e all’inizio del 2017 mi sono iscritta alla piattaforma Rousseau votando il programma per le prossime politiche, per far crescere questo progetto e supportare la discussione sui temi economici. Ho deciso di tornare in Italia ed aiutare il Movimento 5 Stelle nel dare una speranza a tutti i giovani, per combattere contro chi militarizza il voto con bancomat o abusi di potere bloccando l’accesso delle nuove generazione alle opportunità offerte dal territorio.

All'interno del Movimento voglio rappresentare il dilemma dei giovani italiani, costretti ad emigrare alla ricerca di un’occasione e di una vita migliore. In particolare spero che in me possano identificarsi molti giovani laureati del Sud, e mi batterò per far si che la questione meridionale, abbandonata dall’attuale classe politica, ritorni al centro del dibattito. Infine ho deciso di entrare nel Movimento per aiutarlo a raccontare le sue proposte in giro per l'Europa e per il mondo, visto che spesso il messaggio 5 stelle viene distorto a causa della cattiva qualità dell’informazione.

La materia economica, ed in particolare la politica monetaria e fiscale dei paesi aderenti all'UE, sono per me oggetto di grande interesse. Ho avuto modo di approfondire questi temi durante la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni, studiando in particolare l'effetto delle manovre di austerità sull'economia reale italiana. Riassumo molto brevemente la situazione dell'economia italiana in quel periodo, anno 2013: l'economia era rientrata in recessione, il Pil l’anno prima era calato del 2,4%, il peggior record registrato dal 1994 (Eurostat, 2012) ed il debito pubblico aveva raggiunto il più alto rapporto tra i paesi della zona euro, Grecia esclusa, attestandosi al 127% del PIL alla fine del 2012 (Commissione europea, 2012 p.17). La disoccupazione era salita alle stelle, all'11,7% a febbraio 2013 (Trading Economics, 2013) e l'aliquota d'imposta effettiva era salita al 58%.

Attraverso le politiche tecnocratiche di austerità il governo Monti aveva tagliato la spesa pubblica (e per spesa pubblica si intendono beni e servizi per il cittadino) e alzato la pressione fiscale, al fine di ridurre il deficit pubblico. Se mi venisse chiesto quale sia stato l'esito delle riforme, la risposta sarebbe molto semplice: una catastrofe per l'economia reale, ma forse anche l’unica politica coerente con i modelli economici ortodossi. Dopo quindici mesi di riforme, l'esperienza del governo tecnocratico ci ha insegnato che la semplice applicazione dei modelli teorici ortodossi non garantisce la risoluzione dei problemi strutturali di un’economia complessa. Di certo, però, non tutte le responsabilità possono essere scaricate sul governo Monti, dato che la fragilità italiana dipende in gran parte dalle scelte scellerate dei governi di centro-destra e di centro-sinistra che l’hanno preceduto e seguito.

L'Italia si trova oggi a dover risolvere i disastri economici che scelte di governo passate hanno causato sull'economia reale, tra cui fallimenti aziendali, in particolare per le PMI, esplosione della disoccupazione e riduzione degli standard di vita di numerosi cittadini afflitti da oneri fiscali insopportabili. Tra i principali problemi che limitano ad oggi la competitività del nostro paese ne indicherò due particolarmente importanti:

- le elevate aliquote fiscali
- la difficoltà di accesso ai finanziamenti

Il programma economico del M5S va a toccare tra gli altri anche questi due problemi, puntando ad una riduzione della pressione fiscale e alla creazione di una Banca pubblica di investimento per rilanciare le imprese; attraverso lo stimolo della domanda, infatti, l’offerta aumenta e più offerta si traduce in crescita dei posti di lavoro. Il M5S ha capito che la politica fiscale deve essere vista nel suo contesto economico e nel tempo. Come scrive Terenzio Cozzi in un suo articolo, "l'economia italiana deve essere sostenuta oggi, anche se ciò determina un'espansione del disavanzo e crea nello stesso tempo le condizioni per un consolidamento dei conti pubblici in un lasso di tempo relativamente breve" (Cozzi, 2011 p 291).

L'unica soluzione macroeconomica che può aiutare l'Italia a rimettersi in piedi e a recuperare la propria competitività è il passaggio ad una politica di riforme strutturali sul modello keynesiano. Come diceva il grande economista inglese John Maynard Keynes: "Il boom, e non il crollo, è il momento giusto per l'austerità".

La giornalista tedesca Reski: "Il M5S ha cambiato la cultura politica italiana"

Petra Reski, giornalista di rilevanza in Germania, parla del M5S presentando il candidato all'estero Marcello Pilato. Ecco cosa scrive la giornalista su Facebook:


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"Sono orgogliosa di essere amica di Marcello Pilato, candidato al Senato per la circoscrizione estero. Spero che sarà eletto, per due motivi.

Il primo: Gli italiani all'estero meritano di essere rappresentati da uno che non fa parte del solito inciucio tra PD e Berlusconi, ma da uno che fa parte dell'unico movimento che sta cambiando la cultura politica in Italia. (E non ricordo adesso quante volte gli italiani all'estero sono stati umiliati da B., oppure dal fatto che la presunta opposizione andavo d'amore e d'accordo con B.)

Il secondo: I tedeschi potrebbero finalmente capire grazie a lui che il M5s non è la sciagura dipinta ogni santo giorno sui giornali tedeschi (che non fanno altro che copia&incolla di Repubblica +Corriere +LaStampa +Messaggero).

Yess!"


In Campania il M5S fece abolire l'aumento dei vitalizi. Condividi per informare


Era dicembre 2106, guardate cosa successe in Campania:


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di MoVimento 5 Stelle Campania
L’articolo che introduceva nuovi privilegi della casta è stato cancellato dalla legge di stabilità. Ci hanno provato a farsi il regalo di Natale, ma li abbiamo smascherati e oggi li abbiamo costretti a fare marcia indietro. Quando con un blitz in Commissione Bilancio, la maggioranza di De Luca ha inserito nella legge di stabilità un intero articolo per consentire a consiglieri regionali e assessori di godere dello stesso trattamento pensionistico dei parlamentari dopo una sola consiliatura, ci siamo battuti con ogni mezzo, provando a cancellare quella vergogna a suon di emendamenti e denunciandola.
Non erano preparati a una forza politica che si opponesse con forza a un privilegio di cui avrebbe lei stessa beneficiato. Di solito, quando si tratta di difendere i propri privilegi la casta si compatta, e lo abbiamo visto dal silenzio-assenso del centrodestra in Commissione Bilancio. Se non ci fosse stato il M5S tutto sarebbe passato sotto silenzio e quell’articolo sarebbe stato approvato. E così, oltre alla pensione maturata dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorno di consiliatura per consiglieri e assessori, chi dei consiglieri regionali già godeva del vitalizio o magari pure del doppio vitalizio, avrebbe aggiunto a quell’assurdo privilegio pure la “pensione”. Se oggi quell’articolo è stato cancellato non è certo perchè De Luca, come annuncia senza nessuna credibilità, vuole essere un esempio di rigore spartano nè perchè il Pd ha capito che la Campania non ne può più di una politica che si occupi più dei propri privilegi che dei tanti problemi che vivono i cittadini, ma è solo perchè grazie al M5S i cittadini hanno potuto sapere quello che stava accadendo e la casta, avendo perso la faccia, ha provato a mettere una pezza a colori.
Siamo fieri di aver difeso l’interesse dei cittadini, di aver portato nel Consiglio regionale della Campania la voce di chi deve sgobbare una vita intera per pensioni da fame o di chi la pensione non l’avrà mai. Finchè ci sarà il M5S nelle istituzioni sarà così, la casta si rassegni

TASSE? FIGURA INDEGNA DELLA BOSCHI DAVANTI AI FINTI GIORNALISTI DEL TG1: ECCO COME FUNZIONA L’INFORMAZIONE PAGATA CON I TUOI SOLDI DEL CANONE


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 No, le tasse non sono affatto bellissime. Proprio una delle bandiere della sinistra di governo, lanciata durante il governo di Romano Prodi nel 2007, è ammainata dal ministro più importante del governo di Matteo Renzi: Maria Elena Boschi. Ammainata con una gaffe durante una breve dichiarazione al Tg1avvenuta in occasione del no tax-day. La Boschi è andata a Roma, all’Eur, invitata dalla leader Pd di zona, Patrizia Prestipino. E aveva dietro il cronista embedded del Tg1, visibilmente imbarazzato per il compito.

Lei si è concessa alla dichiarazione di rito, raccontando della abolizione dell’Imu-Tasi sulla prima casa. Ma le è scappata la gaffe, che sminuisce tutto: “Purtroppo le tasse continuiamo a pagarle“. Se ne è resa conto la stessa Boschi, appena spenta la telecamera: “Purtroppo non dovevo dirlo!“, e giù risate generali. Il giornalista del Tg1 comprensivo: “La rifacciamo?”. Ma i militanti lì si sono opposti: “Eh, no! dire che è bello pagare le tasse proprio no!”…

“Pagliaccio, vattene!”: la valanga di insulti a Renzi dei pendolari alla stazione Tiburtina. Peccato che il Tg non te lo abbia raccontato


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Luisella Costamagna: "Grazie M5S, se non ci foste bisognerebbe inventarvi"


(di Luisella Costamagna – ilfattoquotidiano.it) – Cari 5Stelle, se non ci foste bisognerebbe inventarvi. Avete finalmente portato aria nuova nella politica e nell’informazione italiana. Grazie alle proposte? Macché, con voi contano soprattutto gli errori! E di errori ne avete fatti e perseverate.


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Come l’ultimo, grave per chi ha fatto dell’onestà e della trasparenza la propria carta d’identità: la mancata restituzione di parte dello stipendio di alcuni vostri parlamentari e la candidatura di tre affiliati alla massoneria.

Vi tocca cacciarli, perché incarnano il tradimento dei principi con cui vi siete presentati agli italiani, ma non è facile essendo ormai in lista. Bisogna sperare che non siano eletti o, se lo saranno, facciano un passo indietro una volta entrati in Parlamento. Ma tra l’ok alle dimissioni (sempre che ci siano) della Camera di appartenenza e le sirene degli altri partiti, alla ricerca famelica di fuoriusciti, finiranno verosimilmente in qualche altro gruppo (tanto più che sono gratis). Insomma, avete fatto un bel casino e, nella migliore delle ipotesi, perderete subito dopo il voto qualche parlamentare.

Un errore di cui però dobbiamo dirvi grazie. Finalmente, grazie a voi, possiamo vedere una Politica con la P maiuscola, che parla di onestà, trasparenza, coerenza, e un’informazione con la schiena dritta, che titola “Candidato massone”, “Rimborsi farlocchi” e spiega nel dettaglio come si possa revocare entro 24 ore un bonifico bancario. Un’accuratezza che abbiamo visto poco, chessò, per l’inchiesta Consip o i processi di Berlusconi. Finalmente, grazie all’unico partito che si è tagliato gli stipendi – magari non tutti gli eletti, ma la maggior parte sì – versando oltre 23 milioni di euro al fondo per le piccole e medie imprese, e ha rinunciato a vitalizi e rimborsi elettorali, tutti gli altri partiti – che quei soldi li incassano tranquillamente – possono tirare un respiro di sollievo. Finalmente, con 76 “impresentabili” in lista (non per violazione di una regola interna al partito, ma del codice penale) e leader pregiudicati per frode fiscale e indagati per mafia, i rappresentanti della coalizione renzian-berlusconiana possono alzare il ditino e dire “Eh no, così non si fa” e il quotidiano di famiglia del suddetto pregiudicato titolare “Disonestà, disonestà, disonestà”. Finalmente, grazie a voi, hanno capito cosa significa? E finalmente, grazie a un partito che caccia un massone, gli altri – quelli dei leader piduisti, degli intrecci con la P3 (pure negli incontri di papà Boschi per Banca Etruria) o del Pd in cui bisogna “comunicare preventivamente a quali altre associazioni si sia iscritti” – possono sentenziare: “Da noi certe cose non succedono”. Nel senso che gli “assonnati” non vengono messi alla porta (anzi, ad avercene?).

Finalmente, grazie a voi, sentiamo Renzi citare Craxi in negativo (salvo poi “scusarsi con chi si è sentito offeso”: Di Maio o la figlia Stefania?) e definire il M5S “arca di Noè di truffatori e massoni. Querelatemi se dico il falso”, lasciando presagire una class action.

Insomma, cari 5Stelle, siete diventati il più potente alibi della politica e dell’informazione nostrane, le loro palline anti-stress. Attenti però a quelle degli italiani: a forza di errori, tendono a girare.

Un cordiale saluto.

venerdì 16 febbraio 2018

La denuncia del vigile del fuoco che inchioda Renzi. Guardate e diffondete


Elio D’Annibale, vigile del fuoco da vent’anni, in prima linea durante i terremoti dell’Italia centrale, si è visto costretto a restituire il bonus degli 80 euro allo Stato perché ha superato di 460 euro il tetto consentito. Ora dovrà restituirne 230.
D’Annibale si è sfogato davanti alle telecamere di “Dalla Vostra Parte”, il programma condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4:


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“Con la mensilità di febbraio ho avuto una sorpresa, e come me molti altri colleghi, di vedermi decurtati 230 euro dalla busta paga, che sono poi il famoso bonus del governo Renzi.
Questi sono stati i risultati, che alla fine a febbraio ci hanno tolto il bonus che, seppur parzialmente, ci avevano dato su 13 mensilità, ce l’hanno tolto in un’unica soluzione a febbraio 2017.
Come ripeto, retribuzione di questo mese: 957 euro.
Molto probabilmente, come succede spesso, come è successo tanti altri mesi ovviamente, chiederemo aiuto a coloro i quali dovremmo aiutare, e quindi ci rivolgeremo ai genitori, ai parenti più stretti, più prossimi, che sono in pensione e dovrebbero stare lì buoni e tranquilli a godersi la loro pensione che hanno meritato con 40-50 anni di lavoro. E invece anche questo mese faremo in modo di chiedere aiuto a qualche parente, almeno a quelli più prossimi, e andremo avanti anche questo mese”.

Bufera a Roma! La Raggi ha scoperto una truffa spaventosa. Guardate in quale impresa è riuscita..


Le case popolari devono andare ai cittadini che hanno reale diritto e bisogno.
Dal censimento che abbiamo appena terminato sugli appartamenti dell’Edilizia Residenziale Pubblica di Roma Capitale sono invece emersi ben 2mila casi di abusivi. Cioè persone che hanno redditi alti, possiedono già immobili o sono residenti altrove.


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Una persona è risultata addirittura proprietaria di ben 18 immobili. Altri hanno redditi di 70mila, 80mila, fino anche a 90mila euro all’anno. Una famiglia, che abbiamo sgomberato da una casa popolare, aveva addirittura una Porsche parcheggiata sotto casa. Per non parlare poi di più di 1.600 alloggi i cui legittimi assegnatari risultano deceduti.
Abbiamo scoperto il caso di una giovane donna che, seppur non indigente, aveva pensato di conservare indebitamente, dopo il decesso della nonna assegnataria, un appartamento di proprietà di Roma Capitale di 100 mq in pieno centro storico a due passi da Piazza Navona. Tutto ciò è inaccettabile e stiamo lavorando per far cessare immediatamente questi abusi che esistono purtroppo da troppi anni.
L’Assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative Rosalba Castiglione rivolge oggi una lettera aperta ai cittadini benestanti occupanti abusivi delle case popolari, con l’invito a fare un gesto di onestà: liberare spontaneamente l’alloggio, così che l’Amministrazione possa assegnarlo subito a chi ha diritto.
Il costo a carico della collettività per questi abusi è altissimo. Il più alto è proprio quello che pagano le famiglie in attesa della casa popolare sin dal 2000, senza contare i costi legati al personale, alle azioni di sgombero e al tempo impiegato per rintracciare queste situazioni intollerabili.
Gli alloggi popolari hanno uno scopo preciso e inderogabile: essere abitati dai nostri concittadini che un appartamento sul libero mercato, al momento, non se lo possono permettere.
Parliamo di famiglie fino ad ora deluse, che si sono sentite abbandonate, che hanno perso anche la stessa speranza.
Bene mi rivolgo proprio a loro. A chi pensava che non sarebbe mai arrivata a Roma un’Amministrazione determinata e onesta, rivolgiamo l’invito a ricredersi. E’ giunto il momento di mettere fine a queste ingiustizie.
Andiamo avanti determinati per restituire il patrimonio pubblico capitolino al servizio del bene comune. Al servizio dei cittadini.

Il Messaggero.it: http://www.ilmessaggero.it/…/campidoglio_occupazioni_abusiv…

Servizio osceno in diretta al TG5. Mai nessuno era arrivato a tanto contro il M5S. Guardate cos’hanno detto


Fabio Fucci, sindaco 5 Stelle di Pomezia, sbugiarda il TG5 facendo chiarezza sulle spese reali del Comune per “carta, cancelleria e stampanti”. Il telegiornale di Canale 5 ha mandato in onda una grafica totalmente sbagliata, attribuendo al Comune 5 Stelle il primato delle spese di cancelleria: 1,4 milioni. La realtà è ben diversa, come scrive ‪Fabio Fucci. Le spese ammontano ad appena 55 mila euro.


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Leggiamo il messaggio del sindaco 5 Stelle:
Spese‬ di ‪‎cancelleria‬ a ‪‎Pomezia‬ ‪‎verità‬: i dati reali. Altro che 1,4 milioni! 55.000 € nel 2014 ed era già tutto rendicontato sul sito del Comune di Pomezia. I giornalisti troppo “pigri” si sono affrettati a pubblicare la notizia secondo cui Pomezia sarebbe la città in Italia con le maggiori spese per la cancelleria. Una notizia talmente inverosimile da indurre alla prudenza ogni “incauto” informatore. La realtà, come accade spesso, è diversa. Il nostro comune ha ridotto le spese di cancelleria da 369.000 € (2013) a 55.000 € (2014).

E’ importante chiarire che il Comune di Pomezia ha ridotto in questi mesi tutte le spese e ha provveduto al pagamento dei fornitori che attendevano soldi da parte del Comune da anni. In particolare, l’azione dell’Amministrazione è stata volta fin dal nostro insediamento alla riduzione delle spese legate alla cancelleria, alla carta, alla rappresentanza. Abbiamo centralizzato le stampanti in tutti gli edifici comunali, abbiamo ridotto l’uso della carta attraverso la progressiva digitalizzazione dei documenti, abbiamo eliminato la carta stampata con gli abbonamenti ai giornali on line (la spesa per “Pubblicazioni, giornali e riviste” è scesa da € 11.334,20 del 2013 a € 929,74 nel 2014, ndr). Riduzione che risulta evidente anche nella voce incriminata: del totale della spesa di cancelleria nel 2014, la somma realmente spesa per l’annualità appena conclusa non arriva a 55 mila euro, la somma restante è da addebitare al pagamento di debiti pregressi.

” I dati – spiega il dirigente ai Servizi Finanziari Dott. Giovanni Ugoccioni – sono tratti dal sistema SIOPE (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici) che aggrega i pagamenti giornalieri delle diverse PA attraverso una serie di codici gestionali. La tesoreria comunale comunica i dati alla Banca d’Italia che li trasmette a tale sistema. La classificazione economica SIOPE (introdotta per gli Enti locali gradualmente in base al decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 10 ottobre 2011 con decorrenza 1° gennaio 2012, che ha sostituito i decreti del 14 novembre 2006 e del 18 febbraio 2005, ndr), si va ad aggiungere a quelle previste dalla contabilità degli Enti locali stabilite con il TUEL. Nel caso di Pomezia, il software di contabilità non ha aggiornato i codici relativi agli impegni di spesa esistenti precedentemente all’introduzione della classificazione SIOPE.

Nel 2014 l’Amministrazione comunale, utilizzando i fondi relativi al DL 35, ha proceduto al pagamento di debiti pregressi il cui codice SIOPE non era stato quindi aggiornato, causando errori nella comunicazione delle singole voci di spesa. Dalla revisione effettuata sui pagamenti risulta che la spesa effettuata nel 2014 per il codice SIOPE 1201 “Carta, cancelleria e stampati” risulta pari a € 164.504,91 di cui soltanto € 54.722,91 relativi all’anno di competenza 2014. Si è trattato quindi di un errore legato al mancato aggiornamento dei suddetti codici: abbiamo trasmesso i dati aggiornati alla tesoreria comunale e da venerdì 23 gennaio prossimo saranno pubblicati corretti sul sito ministeriale”.

VERONA: M5S, DONATI 772.500 EURO A 33 AZIENDE DEL TERRITORIO


Verona, 16 feb. (AdnKronos) - Il fondo per il microcredito, ottenuto con le restituzioni dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, ha aiutato anche la provincia di Verona. I dati, aggiornati al 15 febbraio, parlano di un finanziamento complessivo di 772.500 euro. Ne hanno beneficiato in tutto 33 aziende: quattro già nel 2015, 16 nel 2016, 12 nel 2017 e un’ultima a inizio di quest’anno. La somma


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 media erogata è stata di 23.409 euro. Il comune con più accessi al microcredito risulta essere Verona, con 15 aziende, segue Bussolengo con 3 aziende, Bovolone, Legnago e Sona con 2 aziende ed altri 9 Comuni con una singola azienda."Con i soldi donati al fondo delle imprese - spiega Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, candidata alla Camera nel collegio uninominale di Villafranca e nel plurinominale di Verona e Rovigo - abbiamo aiutato molti artigiani: fruttivendoli, pizzaioli, parrucchieri, aziende di trasporti e di servizi. Un modo concreto di aiutare il Paese che produce e che continua a produrre, nonostante le difficoltà di questi ultimi anni".In tutta Italia, il numero di domande di microcredito accolte ammonta 7.461. Una cifra che ha consentito di creare oltre 18 mila posti di lavoro. Questa mattina a Bussolengo, Businarolo ha incontrato uno di loro, Oscar Badaracco (nella foto): "Grazie al microcredito – aggiunge Businarolo – ha potuto rilanciare la sua azienda di pulizie. Nel corso della chiacchierata mi ha fatto presente che il problema principale con cui piccoli imprenditori come lui si devono scontrare è proprio la scarsa disponibilità delle banche a concedere prestiti. Anche per questo motivo la nostra iniziativa si è rivelata tempestiva, vista la difficile congiuntura economica".

Ecco la vera rimborsopoli: 1,75 miliardi incassati dai partiti illegittimamente

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